Tre volte Verdi al Ravenna Festival

NabuccoRigoletto Otello in scena per la Trilogia d’Autunno

Nabucco (Foto Zani Casadio)
Nabucco (Foto Zani Casadio)
Recensione
classica
Teatro Alighieri, Ravenna Festival
Trilogia d’Autunno del Ravenna Festival
23 Novembre 2018 - 02 Dicembre 2018

Tre dimensioni differenti della drammaturgia verdiana: questo è quanto è andato in scena sul palcoscenico del Teatro Alighieri di Ravenna in occasione della Trilogia d’Autunno, ormai consolidata appendice operistico-teatrale del Ravenna Festival. In una sequenza che ha rappresentato un viaggio a tappe serrate nelle metamorfosi del teatro musicale di Verdi, abbiamo seguito (nelle “prime” del 23, 24 e 25) i nuovi allestimenti di Nabucco (23, 27, 30 novembre) e Rigoletto (24, 28 novembre e 1 dicembre), oltre alla ripresa dell’Otello nella produzione del 2013 (25, 29 novembre e 2 dicembre).

L’impianto scenico generale, che è riuscito ad assecondare le specificità dei tre titoli evidenziandone i principali caratteri distintivi, è stato realizzato da un team che ha sviluppato il proprio lavoro attorno alla regia e all’ideazione scenica di Cristina Mazzavillani Muti, e composto dal light designer Vincent Longuemare, dal costumista Alessandro Lai, dai visual designer Davide Broccoli e Paolo Micciché oltre al sound designer Alessandro Baldessari. Uno staff che ha elaborato soluzioni visive ora giocate su proiezioni ingigantite di immagini quali il candelabro a sette bracci (simbolo dei sette giorni della creazione della religione ebraica) e iconografie babilonesi per Nabuccoo gli affreschi del Mantegna per Rigoletto, ora caratterizzate dai netti contrasti tra luce e buio che hanno segnato l’atmosfera di Otello. Una lettura che è riuscita inoltre a legare la narrazione visiva attraverso la declinazione dell’immagine simbolica del leone: come scrive Giovanni Gardini nelle note di sala, «se nel Nabuccoil leone è promessa di vittoria – il leone di Giuda sconfiggerà gli assiri e distruggerà la città di Babilonia – e nel Rigolettorichiama la potenza della famiglia Gonzaga che ha governato la città di Mantova, in Otelloassurge a simbolo della città di Venezia che nel leone di San Marco si riconosce».Una coerenza che, se ha contribuito ad offrire un solido sfondo, funzionale e adeguato a caratterizzare i differenti contesti delle tre vicende, non ha nascosto alcuni elementi che hanno appesantito l’equilibrio di fondo come i costumi in certi casi non proprio aggraziati in Nabucco e alcuni interventi di elettronica spazializzata e di effetti di riverbero sulle voci un poco ridondanti.

Sul versante musicale nelle recite seguite abbiamo visto alternarsi alla guida dell’orchestra “Cherubini” Alessandro Benigni (al posto del previsto Pietro Borgonovo), che ha tratteggiato un Nabucco nel complesso corretto, il giovane iraniano Hossein Pishkar – già allievo di Riccardo Muti nella sua Italian Opera Academy – che ha restituito un Rigoletto efficace nella caratterizzazione musicale dei personaggi ma un poco discontinuo negli equilibri timbrici orchestrali, e Nicola Paszkowski il cui mestiere consolidato ha tratteggiato un Otello musicalmente denso e muscolare.

Sul fronte vocale, sull’impianto sostanzialmente equilibrato che accomunava i tre allestimenti, citiamo per Nabucco Serban Vasile, al debutto nel ruolo del protagonista che, dopo un inizio un poco titubante ha saputo crescere in presenza scenica ed efficacia timbrica, mentre sopra le righe si è rivelata l’Abigaille di Alessandra Gioia. Per Rigoletto, corretto Andrea Borghini nei panni del buffone, Venera Protasova ha incarnato una Gilda dalla buona vocalità, mentre, passando a Otello, Mikheil Sheshaberidze ha restituito un protagonista sanguigno ma non troppo rifinito vocalmente, Luca Micheletti ha incarnato uno Jago credibile ed efficace ed Elisa Balbo ha dato corpo e voce a una Desdemona dall’accurato equilibrio drammatico.

Buon successo di pubblico confermato per tutti e tre gli allestimenti.

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