Transilvania - Burundi - Firenze

Chiude l'edizione 2015 di Musica dei Popoli, con due "big band"

Recensione
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Musica dei Popoli Firenze
14 Novembre 2015
Dalla Transilvania all'Africa nera: con la musica si può. I due concerti che chiudono la quarantesima edizione di Musica dei Popoli hanno accompagnato il pubblico del festival (anche se sarebbe più giusto dire “i pubblici”, vista l'eterogeneità degli spettatori alle due serate) tra mondi sonori tanto distanti quanto affascinanti, e accomunati dalla potenza del suono. Da una parte i dieci elementi della Fanfara Transilvania, che hanno risonato nell'Auditorium Flog con un divertente mix di composizioni proprie e di diverse incursioni nel repertorio di Goran Bregovic, dall'altra la forza percussiva dei Tamburi del Burundi che ha permeato il Teatro Puccini di un'atmosfera tribale. Paesaggi sonori ritmici e ripetitivi, dove il confine tra ritualità e trance può essere labile, ma che conquistano per la profondità che affonda nelle culture tradizionali di provenienza, e che anche per questo motivo travolgono i pubblici, letteralmente in delirio in particolare per le danze e i ritmi tribali africani. E se la musica balcanica contagia e induce al ballo schizofrenico e saltellante, i Tamburi del Burundi ammaliano. Si percepisce che questo è l'accompagnamento sonoro delle grandi occasioni, un tempo parte integrante dei cerimoniali in omaggio al re, poi resistiti alle trasformazioni socio-politiche dello stato africano e pertanto ancora oggi bandiera sonora di un popolo. La forza del suono è già nel peso dei tamburi, portati in testa all'inizio e alla fine dello spettacolo, a far sentire ancor di più al pubblico qual è il peso di certe tradizioni quando riescono a salvarsi dal folklore.

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