Tarare di Salieri rivive a Versailles
Nuova produzione firmata Jean Romain Vesperini, con la resa musicale assicurata da Théotime Langlois de Swarte
14 ottobre 2026 • 4 minuti di lettura
Opéra royal de Versailles
Tarare
10/10/2026 - 18/10/2026L’Opéra Royal de Versailles inaugura la sua stagione operistica con una nuova produzione-evento che fa rivivere l’opera Tarare di Antonio Salieri, creata l’8 giugno 1787 all'Académie Royale de Musique con buon successo. Tradotta poi in italiano per Vienna, con diversi finali che si sono succeduti a seconda del regime politico, passando attraverso la Repubblica e poi la Restaurazione, per essere abbandonata in epoca romantica, come tanti lavori del Settecento, e solo negli ultimi anni se n’è tornato a parlare.
Tarare per i suoi tempi era un’opera all’avanguardia, sia per il libretto di Beaumarchais che per le scelte compositive di Salieri, ed il giovane regista Jean-Romain Vesperini ne ha voluto sottolineare la modernità con una messa in scena tra il futurista e il fiabesco, semplice ed elegante. Le scenografie sono di Bruno de Lavenère e consistono in una prospettiva di riquadri con i bordi che si illuminano con modalità sempre diverse, le luci sono di Christophe Chaupin, e si riempono delle proiezioni video di Étienne Guiol a tratti orientaleggianti, in altri momenti più art déco.
La prima scena sorprende: il prologo affidato alla Natura, aiutata dal Genio del Fuoco, rispettivamente il soprano Gwendoline Blondeel e il baritono Jean-Gabriel Saint-Martin Urson, è presentata come un contemporaneo, ma un po’ bizzarro, laboratorio d’alchimista che da vita a personaggi vestiti in modo stravagantemente esotico. Quella stessa libertà che si prende Beaumarchais ad immaginare un re d’Ormuz, proprio di quello stretto di cui si parla oggi tanto nelle cronache, ma dove si venera Brama piuttosto che Maometto. Faceva tutto parte di quella fascinazione per l’Oriente, quell’amore per le “turcherie”, e poco importa se si confondevano paesi e religioni.
Quello che a Beaumarchais interessava era mostrare come il destino di un uomo non dipende dalla sua nascita ma dal suo carattere, e Tarare con il suo essere un generale trionfatore di umili origini che infine il popolo acclama al posto del tiranno Atar, ne è un perfetto esempio. La parte di Tarare è stata affidata al tenore e haute-contre belga Reinoud Van Mechelen, che più che fiero soldato è un malinconico innamorato dato che la sua bella Astasie è scomparsa e la ritroverà poi nel serraglio di Atar, fornendo così all’intreccio anche una storia d’amore contrastata. Tarare appare come un eroe un po’ dimesso, dalla resa vocale pure un po’ disomogenea perché con le note più alte all’inizio un po’ deboli, ma la sua prestazione migliora di molto nel secondo tempo.
Si impone invece il
baritono canadese Jean-François Lapointe, per presenza scenica
elegante e canto sicuro e potente, che interpreta il cattivo, il
tiranno Atar, che alla fine si uccide da solo e scompare in una
botola asciando così le mani pulite dal suo sangue a Tarare. Anche
il personaggio di Astasie non emerge, affidato al pur bravo
mezzosoprano Éléonore Pancrazi, è senza alcuna macchia e
prevedibilmente resiste al tiranno, ma aiutata da Calpigi e Spinette.
Il primo è una specie di Figaro, ma in questo caso è un cantnate italiano catturato, reso eunuco e messo di guardia all'harem, che è dalla parte di Tarare e Astasie, ed ha un interprete perfetto nel tenore Enguerrand de Hys, dal canto preciso, morbido, quanto arguto nei toni. Anche Spinette è stata catturata ed è finita nel serraglio, è interpretata da Gwendoline Blondeel che già era apparsa come stravagante Natura, come schiava è vestita altrettanto bizzarremente, i costumi sono di Alain Blanchot , ma la voce si è scaldata e non ha più certe asprezze che sie sono sentite nel Prologo.
L’opera ha tanti personaggi che arricchiscono l’intreccio, citiamo solo ancora il giovane basso Alexandre Adra come Arthénée, il Gran Sacerdote, e il baritono-basso Alexandre Baldo che ben interpreta Altamort, figlio del Gran Sacerdore e generale dal carattere arrogante e impetuso che sarà sconfitto dal più riflessivo Tarare. Il bravo Choeur de l’Opéra Royal incarna infine il punto di vista di schiavi, soldati e popolo.
Se il testo di Beaumarchais, l’unico scritto dal drammaturgo appositamente come libretto d’opera, è intriso sin dalle prime battute di valori illuministi e rivoluzionari, anche se mitigati per non urtare troppo la sensibilità dei nobili, vedi suicidio e non omicidio del tiranno, musicalmente Salieri parte dallo stile della tragedie lyrique francese settecentesca in un prologo e cinque atti, ma lascia fluire la musica così come fluisce il testo di Beaumarchais, allontanandosi dalla convenzione dei pezzi chiusi.
Arrivando, sopratutto negli ultimi atti, a dare all’orchestra una densità ed un ruolo narrativo che evocano, come è stato scritto, Berlioz e Wagner. Il giovane maestro Théotime Langlois de Swarte, alla testa dell’Orchestre dell'Opéra Royal de Versailles, ben sottolinea tale innovazione musicale che cresce atto dopo atto, rendendo la seconda parte della partitura di Salieri inaspettatamente moderna per l’epoca e straordinaria per gli accenni anticipatori di quello che verrà.