Storløkken, l'organo come sintetizzatore

Il solo di organo di Ståle Storløkken al Tempio Valdese per il Torino Jazz Festival

Stale Storlokken Torino Jazz Festival
Recensione
jazz
Tempio Valdese, Torino
Ståle Storløkken
14 Giugno 2022

Entra nel vivo il Torino Jazz Festival, e come spesso capita in tutti festival che si rispettino gli appuntamenti più originali sono quelli ai margini del famigerato “cartellone principale” dei weekend.

Capita così di ritrovarsi, in un torrido martedì sera, al Tempio Valdese di Corso Vittorio Emanuele, a due passi dalla stazione di Porta Nuova, per il solo di organo di Ståle Storløkken.

Storløkken, norvegese, è noto ai più come collaboratore fra gli altri di Terje Rypdal e, qualche anno fa, dei Motorpsycho. È reduce dall’esibizione, il giorno prima, con il trio Elephant9 (che ho purtroppo mancato). Non è nuovo all’organo liturgico – sul quale si è formato da ragazzo e al quale ha recentemente dedicato un bel disco di composizioni originali (Ghost Caravan, uscito per Hubro nel 2021).

E tuttavia il fascino dell’organo a canne riguarda soprattutto l’interazione fra il performer e lo strumento, che è inevitabilmente sempre diverso da luogo a luogo, e che costringe l'esecutore a sfide sempre diverse.

Nel parlare di Ghost Caravan, Storløkken aveva lodato l’organo della chiesa di Steinkjer, dove l’album è stato registrato, perché pur non essendo uno strumento di grandi dimensioni «ha dei suoni molto belli, con una serie di stranezze ed eccentricità meccaniche che si adattano alla mia musica».

Effettivamente, Storløkken affronta l’organo da compositore – con un’idea di musica che emerge piuttosto chiaramente nel disegno delle parti – ma allo stesso tempo da performer in un contesto jazz e rock, abituato a improvvisare e a maneggiare tastiere e sintetizzatori di vario tipo. L’organo del Tempio Valdese di Torino è un Pinchi costruito nel 1996, ispirato a strumenti barocchi tedeschi, con temperamento non equabile (il la è a 415Hz) salvo in alcuni registri. Storløkken – almeno, l’impressione è questa – ne approfitta fino in fondo. I registri diventano i potenziometri e i filtri con cui progettare in diretta il suono, che parte da un pianissimo che lascia spazio – come in un ribollire elettronico – al suono della pompa elettrica del mantice e al soffio dell’aria, o a battimenti generati ad arte lasciando i registri inseriti per metà, fino a parti in fortissimo, orchestrate con piedi e mani.

Stale Storlokken Torino Jazz Festival

I cinquanta minuti di concerto, in un flusso ininterrotto, volano via rapidamente. È, bisogna dirlo, uno spettacolo che affascina anche per l’aspetto visivo del tastierista alle prese con pedali, registri, leve e quant'altro (per chi – come chi scrive – è fortunato e ha trovato un posto nei primi banchi). In ogni caso anche il resto del pubblico – nutrito per un martedì sera: la chiesa è quasi completamente piena – apprezza, e decreta un lungo applauso finale.

Il Torino Jazz Festival procede fino al 19 giugno.

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