Shani, pianista e direttore

Milano: successo con la Filarmonica della Scala

Lahav Shani e la Filarmonica della Scala
Lahav Shani e la Filarmonica della Scala
Recensione
classica
Teatro alla Scala, Milano
Lahav Shani e la Filarmonica della Scala
23 Maggio 2022

 Il direttore artistico della Filamonica della Scala, Etienne Reymond, ha fatto un en plein invitando sul podio il trentatrenne israeliano Lahav Shani, successore di Zubin Mehta alla Israel Philarmonic Orchestra, direttore principale della Rotterdam Philarmonica Orchestra. Alle cariche si aggiunga che è stato allievo di Daniel Barenboim e come lui è anche un valido pianista. Fin dalle prime misure della Unanswered Question di Ives ha chiarito d'avere instaurato una preziosa sintonia con l'organico, perché il pianissimo degli archi è sbocciato con naturalezza e l'intervento della tromba (solitamente aspra) è risuonato dolcissimo dal foyer, quasi una voce da un altro mondo. Poi naturalmente in perfetto contrasto con lo sgraziato chiacchiericcio dei legni, confermando un perfetto equilbrio fra le sezioni. Così è stato anche per il Concerto per pianoforte KV 488 di Mozart con solista lo stesso Shani, spalle rivolte al pubblico e pianoforte aperto senza coperchio. Un esecuzione di tutto rispetto per trasparenza ed eleganza, solo qualche perplessità sulla inedita cadenza del primo movimento e il rammarico che il suono del pianoforte sia arrivato molto flebile in sala, spesso nemmeno diretto, perché piazzato proprio sotto il vuoto al termine del soffitto della camera acustica che fa da cappa di camino.

In chiusura la Seconda sinfonia di Brahms ha fatto risaltare le grandi qualità del direttore che nel primo movimento è riuscito a dare all'orchestra un colore brunito, compatto, dai contorni netti, complici gli ottoni che sono intervenuti con grande autorevolezza senza mai una sbavatura. Shani ha infuso una tensione continua, senza però rinunciare alla leggerezza (specie nel terzo movimento), dando un'idea unitaria della composizione sempre in equilibrio fra drammaticità e spensieratezza. Gli interminabili applausi a fine serata (con anche quelli imprevisti dopo il primo movimento) lo hanno premiato. Non c'è che augurarsi che Shani possa diventare una presenza abituale al Piermarini.

 

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