Se Le Roi Soleil arriva a Ferrara

Federico Maria Sardelli dirige Le Carnaval, mascarade royale di Lulli al Teatro Comunale di Ferrara

LF

17 febbraio 2026 • 3 minuti di lettura

Le Carnaval (Foto Marco Caselli Nirmal)
Le Carnaval (Foto Marco Caselli Nirmal)

Teatro Comunale Ferrara

Le Carnaval

15/02/2026 - 15/02/2026

In prima esecuzione moderna, dopo più di 350 anni, è stato messo in scena a Ferrara uno dei ballet de cour che il fiorentino Giovanni Battista Lulli scrisse per la corte di Luigi XIV. Il titolo è Le Carnaval, mascarade royale, spettacolo di musiche, danze e canti articolato in dieci scene, che i francesi chiamavano entrées, legate da un esile filo narrativo dove il tema dei piaceri, dell’amore e del divertimento si intreccia con rimandi a comédies ballet scritte in collaborazione con Molière. L’esecuzione si basa sulla edizione critica a cura di Bernardo Ticci-BTE2025 e rappresenta una delle prime tappe del progetto di recupero del repertorio del compositore dopo la istituzione a Firenze nel 2022 dell’Istituto Giovanni Battista Lulli da parte di Federico Maria Sardelli e Samuele Lastrucci.

Il libretto di Philippe Quinault, il letterato che scrisse la maggior parte dei testi delle tragédies en musique di Lulli, prevede la presenza di figure allegoriche -lo stesso Carnaval, la Galanterie- di personaggi di invenzione, come il pedante maestro di scuola Barbacola o di personaggi del mondo pastorale come Philene e Tarcis, simboli di un universo puro ed equilibrato e perfetti strumenti di propaganda reale. Il libretto, secondo la prassi diffusa del “pasticcio”, attinge anche a lavori che Lulli realizzò con Molière, in particolare le comédies - ballet Monsieur de Pourceaugnac, il cui protagonista compare nella terza entrée e Le bourgeois gentilhomme, da cui sono tratte le maschere della commedia dell’arte della quinta entrée e la cerimonia turca con il Mufti della sesta, con la celebre Marche pour la cérémonie des Turcs.

Da quest’ultima commedia poi nasce l’idea della presenza di vari popoli, gli italiani, gli spagnoli, gli egiziani, i turchi, nonché di musici boemi e baschi, a rappresentare le rispettive nazioni. Tale varietà porta Quinault ad utilizzare nel libretto non solo il francese ma anche l’italiano, lo spagnolo e una lingua incomprensibile e ridicola parlata dal Mufti. Questo multilinguismo, accanto alla bizzarria dei personaggi e al loro carattere tra il comico e il grottesco contribuisce alla atmosfera di leggerezza, festa e gioco che caratterizza il libretto, purtuttavia destinato ad un ambiente di corte, anzi della corte più fastosa d’Europa, e all’intrattenimento d’élite.

A conferire al divertimento un’aura comunque distaccata e solenne, un sorriso accennato e mai grossolano ci pensa la musica, sempre maestosa, composta e poco umorale, e lo stile vocale, sillabico e aderente alle parole . Tanto che quando nella quinta entrée è la volta degli Italiani e il soprano canta “ Di rigori armata in seno”, un’aria ricca di diminuzioni, emblema dello stile vocale in voga nei teatri pubblici italiani dello stesso periodo, si avverte netto un repentino cambio di stile.

Federico Maria Sardelli, alla guida della sua Orchestra Modo Antiquo, ha rispettato questo spirito di solennità della musica, dandone una lettura all’insegna della compostezza e maestosità. Gli interpreti vocali -Valeria La Grotta, Giuseppina Bridelli, Philippe Talbot, Cyril Auvity, Biagio Pizzuti e Alexandre Baldo- e il Coro I Musici del Gran Principe preparato da Samuele Lastrucci hanno interpretato con competenza e gusto questa partitura dimenticata, riportandone in vita tutto il fascino e la peculiarità.

Aspetto che assicura grande successo allo spettacolo, in coproduzione con il Teatro Comunale di Modena, oltre al valore dell’operazione culturale, è la particolarissima scenografia di Emiliano Pellisari, che cura anche la regia e le coreografie insieme ad una delle danzatrici, Mariana Porceddu. Gli otto danzatori del NoGravity Theatre, attraverso il riflesso su uno specchio inclinato di movimenti che vengono eseguiti distesi sul pavimento, sembrano muoversi e danzare sospesi, in uno spazio illusorio dove le loro figure creano atmosfere oniriche sempre stupefacenti, volte a destare la “maraviglia” nello spettatore. Questo fa sì che anche i cantanti a volte debbano cantare distesi in posizione supina. In linea con la scenografia i bellissimi costumi di Daniela Piazza, ispirati alla moda barocca.

Molti gli applausi del caloroso pubblico, sia verso i musicisti che verso i bravissimi danzatori.