Ravello: Concerto all'alba

Ottima prova della Cherubini diretta da Erina Yashima

Concerto all'alba (Foto Vincenzo Ruocco)
Concerto all'alba (Foto Vincenzo Ruocco)
Recensione
classica
Ravello
Concerto all'alba
11 Agosto 2022

11 agosto, ore 5:30. È l’alba a Ravello. Si parte. Tutto esaurito. Il pubblico infiamma il Belvedere di Villa Rufolo di applausi. Al tradizionale concerto all’alba del Festival di Ravello per il secondo anno consecutivo, l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, fondata da Muti nel 2004, diretta dalla giovane Erina Yashima, l’Ouverture da Euryanthe, op.81 di Carl Maria von Weber, la Sinfonia n.9 in mi minore “Dal Nuovo Mondo”, op.95 di Dvořák e l’immancabile Suite n.1 op.46 dal Peer Gynt di Grieg. L'orchestra, cesellata da Yashima – che talento - su arcate mirate, su gesti ritmici caratteristici dei fiati e degli archi, su intrecci tra temi e volumi, suona con eleganza nell'insieme, interpretando al meglio colori e timbri dal nuovo mondo.

L’Ouverture da Euryanthe apre il concerto, piacevole ed eccitante da condurre. Un po' di incertezza alle prime battute ma poi il gesto tecnico di Yashima subito emerge, non è mai fine a se stesso. Partitura affascinante quanto sfuggente, ricca di materiale pulsante che ti sovrasta reso da Yashima ricco nella tavolozza timbrica.  

Poi Il Mattino dalla suite di Grieg, bissato anche alla fine. Il gesto è sobrio, piuttosto fermo, contenuto in ampiezza, mai troppo esagerato anche nei respiri e nelle arcate più lunghe dei canti appassionati, giusto e sempre efficace. Pause piene di suono prima del serrato pizzicato in La Morte di Ase. Velocissimo il finale Nell’Antro del re della montagna, incalzante sempre più stretto, poi mosso e capriccioso come deve.

Nella seconda parte c'è ancora più voglia, ed allora via con la sinfonia "dal nuovo mondo": prima si ritarda, poi si stringe nei contrasti adagio/allegro molto, spesso coesi come un sogno, ricordo del passato, il tutto alternato ad improvvise esplosioni sonore, per ragioni interne alla partitura, che acuiscono il senso di drammaticità. L’orchestra è solida - frutto di lunghi lavori con Muti – e anche  sempre fluida, a tratti impalpabile, di suono generoso e tecnica sicura. Di certo la direzione artistica di Vlad e la presidenza di Pietrantonio stanno svolgendo un buon lavoro in tal senso. E ne giova anche il botteghino.   

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