Quanta Africa nel jazz del futuro

Chicago Underground Duo e Hawkins Ensemble aprono Metastasio Jazz 2013

Foto Luca Buti
Foto Luca Buti
Recensione
jazz
Metastasio Jazz Prato
28 Gennaio 2013
Suoni dal futuro. Con questa ambizione programmatica Metastasio Jazz 2013 taglia l’invidiabile traguardo della diciottesima edizione. La prima serata rientra perfettamente in questa logica, con il Chicago Underground Duo e l’Alexander Hawkins Ensemble. Nel proprio set Mazurek conferma come nel lungo percorso del suo progetto – spazio sonoro numericamente e stilisticamente malleabile - l’idea di laboratorio creativo sia sempre prevalente. In duo, con la batteria di Chad Taylor, le dinamiche e gli scambi sono necessariamente ravvicinati e sintetici. La cornetta guida la musica alternando limpidezze tradizionali e radicalismo. Taylor costruisce un tappeto poliritmico di straordinaria elasticità, dove all’africanismo sovrappone accenti in stile drum'n'bass. Schemi domanda-risposta, lirismi e contrasti, energia e fughe. Peccato che i due, con l’uso di un’elettronica alquanto datata, appesantiscano un dialogo di per se già ricco. Scenario diametralmente opposto con l’ensemble di Hawkins. Il sestetto del pianista inglese - in prima assoluta italiana - si muove in un ambito originale: musica sghemba, indefinita, tra partiture eleganti e astrattismi. All’impasto fascinoso di violino-clarinetto basso risponde la chitarra, che graffia la tela sonora. Musica strutturata, con qualche fisiologico calo di tensione, che improvvisamente si diluisce in quasi silenzi, pulsioni swing o collettivi ondulati che ricordano le esperienze di Threadgill. Taglio estetico europeo quello di Hawkins, che - però - danza sui tasti, li percuote, esplora parossismi in un ritmo fisiologico vicino al linguaggio del primo Taylor. Come per affermare che si può spaziare creativamente in molte direzione, ma quella è la matrice. L’inizio di tutto.

Note: Concerti in collaborazione con Musicus Concentus e Network Sonoro

Interpreti: Chicago Underground Duo: Rob Mazurek - cornetta, elettronica; Chad Taylor - batteria, elettronica. Alexander Hawkins Ensemble: A. Hawkins - pianoforte, composizione; Dylan Bates - violino; Shabaka Hutchings; clarinetto basso; Otto Fischer - chitarra; Neil Charles - contrabbasso; Tom Skinner - batteria.

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