Pettegolezzi, gelosie e uomini violenti

Due allestimenti paralleli per Mascagni e Leoncavallo al Teatro Comunale di Bologna

Pagliacci ( Foto Andrea Ranzi - Studio Casaluci)
Pagliacci ( Foto Andrea Ranzi - Studio Casaluci)
Recensione
classica
Teatro Comunale di Bologna
Cavalleria & Pagliacci
15 Dicembre 2019 - 22 Dicembre 2019

 Due opere parallele e speculari, due regie che ce le fanno sembrare l’una la continuazione naturale dell’altra – pur permettendo loro di mantenere le rispettive identità – e la gelosia omicida che regna su entrambe. Nella ripresa di Cavalleria Rusticana di Emma Dante (del 2017) fatta di visioni di una Sicilia religiosissima e pettegola, Lucia (Agostina Smimmero) è, con la sua bella voce scura e brunita, mamma di tutti e dunque paragonabile alla Madonna della Pietà, non fosse che il figlio Turiddu (un deciso Roberto Aronica) è peccatore e colpevole. Il triangolo amoroso tra questi, Santuzza (che Veronica Simeoni ritrae commovente, devastata e inerme) e Lola (Alessia Nadin) è ben rappresentato dagli spostamenti dei praticabili mobili in scena, tanto che ci vuol poco a convincere Alfio (Dalibor Jenis) d’esser stato tradito e a muoverlo a vendetta.

Se i due allestimenti sono di forte impatto visivo, il secondo (quello di Pagliacci con la regia di Serena Sinigaglia) lo è ancor più del primo, con il suo metateatro che si dispiega addirittura su tre livelli. Tra luminosi fasci di spighe ed efficaci giochi di luce, Nedda rincorre o scappa da amanti ricambiati o rifiutati: Carmela Remigio è precisa, perfetta nel porgere la parola, nobile come una vittima sacrificale, eppure pronta a sciogliersi, appassionata, in quelle che sono le più intense punte di realismo della serata, ovvero i momenti di intimità con il Silvio di Vittorio Prato, interprete disinvolto e carismatico nella recitazione e dalla vocalità sempre più dispiegata. La tragedia che incombe sui due innamorati clandestini è una morsa ineluttabilmente stretta dalla complicità tra due personaggi violenti: l’invidioso Tonio (Dalibor Jenis) anch’egli invaghito della ragazza, e l’aggressivo marito Canio (Stefano La Colla) saldo negli acuti ed esuberante nel declamato. Tenore dalla vocalità complementare a quest’ultimo, stempera il dramma Paolo Antognetti quale Beppe/Arlecchino, ma non evita il finale fatale. Entusiasti gli applausi, anche per il concertatore sopraffino in testa all’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, Frédéric Chaslin. Repliche dal 17 al 22 dicembre.

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