Oltre il jazz con Fauves!

Al Parco della Musica la rassegna in collaborazione con Radio Tre, con Gabriele Mitelli, Wu-Lu e Heliocentrics

Heliocentric – Fondazione Musica per Roma (foto di Musacchio/Ianniello/Pasqualini/Fucilla)
Heliocentric – Fondazione Musica per Roma (foto di Musacchio/Ianniello/Pasqualini/Fucilla)
Recensione
oltre
Auditorium Parco della Musica, Roma
Fauves! 2022 - seconda serata
29 Ottobre 2022

Siamo al Parco della Musica – ora intitolato a Ennio Morricone – ma la location di Fauves! ha un sapore post industriale, visto che per entrare si transita nell’anello esterno di servizio dell’auditorium romano, sovrastati da tubazioni e strutture metalliche che portano tutto quello che occorre al funzionamento delle varie sale.

Fondazione Musica per Roma Foto di Musacchio/Ianniello/Pasqualini/Fucilla
Fondazione Musica per Roma Foto di Musacchio/Ianniello/Pasqualini/Fucilla

Arriviamo al Teatro Studio per il secondo dei tre appuntamenti del ciclo nato dalla collaborazione tra la Fondazione Musica per Roma e Rai Radio3 e curato da Pino Saulo, siamo subito avvolti in un’atmosfera di sperimentazione alternativa: l’oscurità interrotta dalle luci colorate, la particolare sonorizzazione in attesa degli artisti affidata al dj set Luca Collepiccolo, un pubblico che sembra situarsi a metà strada tra gli accaniti appassionati del vinile e i curiosi di una musica che sembrerebbe destinata a essere di nicchia.

Per quanti sono arrivati puntuali all’orario di inizio (le 19) in attesa del primo interprete c’è la possibilità di uscire dalla sala per prendere una birra fresca o un drink e di rientrare per sorseggiarlo come fossimo in un vero club. Questa innanzitutto la novità che Fauves! porta dentro il Parco della musica, insieme alla possibilità di muoversi liberamente durante le performance.

La prima, quella di Gabriele Mitelli, inizia poco dopo le 20.30. Il trombettista inizia subito ad armeggiare con i moduli elettronici, per produrre delle ipnotiche sonorità artificiali nelle quali inserisce frammenti musicali vocali di matrice etnica nonché contributi di vario genere. Risulta decisamente benvenuto il suono della sua tromba quando inizia a sovrapporla al materiale precedentemente predisposto, e finalmente il live diventa realtà anche per il pubblico del Teatro Studio. Si muove nel territorio del jazz, quello che Mitelli ci fa ascoltare col suo strumento e la sua voce. La sua “ars combinatoria” è abbastanza originale ma fatica a reggersi solo su un criterio di ricerca dell’insolito, la ripetitività del risultato musicale lascia infatti un po’ perplessi e nell’affidarsi all’elettronica occorrerebbe tener sempre presente l’avvertenza handle with care.

Mitelli Fauves
Fondazione Musica per Roma Foto di Musacchio/Ianniello/Pasqualini/Fucilla

Di tutt’altro stampo il secondo gruppo, il trascinante Wu-Lu (batteria, chitarra e basso elettrici) pronto a inondare di suoni un pubblico che adesso si è fatto talmente numeroso da occupare (seduto per terra) anche parte dello spazio davanti i musicisti. Provenienti dalla scena londinese, i tre sono esponenti di un mondo post rock, capaci di passare attraverso pop, metal, hip hop, grunge, sempre con una incredibile dose di energia, la stessa che mettono nei loro testi di denuncia delle crisi globali, di protesta contro il razzismo – insomma, argomenti di scottante attualità. Il risultato è una performance particolarmente convincente, graffiante e coinvolgente, sicché alla fine giunge liberatorio l’invito ad andare tutti in piedi intorno al palco per assaporare ancor più da vicino il loro sound graffiante.

Wu-Lu
Fondazione Musica per Roma Foto di Musacchio/Ianniello/Pasqualini/Fucilla

Dopo i decibel a volontà di Wu-Lu, previa doverosa pausa per un’ultima birra, arrivano le sonorità più articolate e complesse degli Heliocentrics, anche loro esponenti del nuovo jazz britannico, che si rivelano subito altamente poliedrici nelle loro esecuzioni: è davvero difficile inquadrarli. Ma ha poi senso stabilire se i sette musicisti guidati da Malcolm Catto si muovano più all’interno del jazz o del soul, se sia più forte la componente funk o quella psych? Quello che conta sembra essere la possibilità di ascoltare dal vivo anche la loro proposta musicale, sempre intensa e di alta qualità.

Opportunità colta questa sera da un pubblico piuttosto alternativo, quella che probabilmente ascolta su RadioTre il magazine Battiti, eccellente possibilità di avventurarsi – ma solo dopo la mezzanotte – nelle novità musicali provenienti da una scena contemporanea internazionale. L’età media degli ascoltatori resta però alta. Cosa fare allora? Rendersi innanzitutto conto che di rassegne come questa, di serate come questa, una capitale con oltre tre milioni di abitanti ne dovrebbe vedere almeno cinque/sei ogni sera per 365 giorni l’anno. Altrimenti progetti come Fauves! sono condannati a rimanere a beneficio di pochi, una nicchia di ascoltatori dalla quale rimangono escluse innanzitutto le generazioni più nuove.

Non solo occorrerebbe portare questa musica incontro alla gente di tutte le età e in vari luoghi della Capitale, ma sarebbe non meno importante poter dare spazio a gruppi nostrani che hanno difficoltà a proporsi pubblicamente e che in fondo hanno tutte le carte per arrivare – potendo crescere artisticamente – a risultati musicali altrettanto interessanti. La musica è in grado di superare qualsiasi Brexit, l’abbiamo visto anche questa sera, ma quando viceversa ci si addentra nel deserto, è il momento in cui arrivano difficoltà più serie.

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