Muti ecumenico

Al Ravenna Festival un concerto di varie vocalità e spiritualità congiunte

Recensione
classica
Ravenna Festival Ravenna
12 Luglio 2012
Nelle passate edizioni del Festival, sotto il titolo "Le vie dell'Amicizia", Riccardo Muti presentava un concerto sinfonico-corale destinato a venire riproposto entro poche ore in qualche luogo simbolico dell'Africa o del Medio Oriente: un'impresa sempre tecnicamente coraggiosa e socialmente assai significativa. Quest'anno, sotto il titolo "Concerto delle fraternità", Muti ha invece preferito avvicinare a Ravenna diverse culture geografiche sotto il segno della spiritualità, con la "benedizione" del Dalai Lama che avvia la serata attraverso un messaggio registrato sulla solidarietà umana. Le proposte sono tante e suggestive, con accostamento di culture musicali e soprattutto di vocalità molto diverse: dai bassi profondi dei cori russo-ortodossi ai suoni in registro di controbasso dei monaci tibetani o al ventrilòquio canoro della monaca nepalese Ani Choying Drolma, dalle vocalità gutturali dei lamentatori siciliani alle ardite scalarità del canto bizantino, dal canto classico della recente tradizione mitteleuropea al gregoriano dei seminaristi nostrani, unico punto artisticamente debole del programma (ed è un peccato, al solo pensare che 48 ore prima si esibiva al Ravenna Festival il Mediae Aetatis Sodalicium, splendido coro gregoriano femminile, che avrebbe dato fra l'altro un tocco timbrico di varietà fra tante coralità maschili). Tutto questo si alternava alla freschezza mediterranea impressa da Muti a un "Te Deum" di Haydn, alla spettacolare cantabilità estratta a forza dal "Schicksalslied" di Brahms, alla sublime impalpabilità dell'"Ave verum" mozartiano, usato poi come bis coagulante di tutte (o quasi) le diverse vocalità convenute sul palcoscenico del Palazzo Mauro de André. Un bell'esempio di ecumenismo spirituale e artistico, per una serata davvero toccante.

Note: Foto Silvia Lelli. Programma. Introduzione di trombe e tamburi tibetani e discorso del Dalai Lama. Ingresso canoro dei singoli gruppi. Haydn, "Te Deum" in Do maggiore per coro e orchestra, Hob. XXIIIc n. 2. Antifona gregoriana "Memorare". Antifona ortodossa "Hvalite Gospoda s nebes, aliluja". Brahms, Rapsodia per contralto, coro maschie e orchestra op. 53. Canto tibetano. Cesnokov, antifona "Ora lascia che il tuo servo", op. 40 n. 4. Brahms, "Schichsallied" per coro e orchestra op. 54. Lamentazioni della settimana santa in Sicilia. Assolo di Ani Choing Drolma. Mozart, "Ave verum corpus Christi", mottetto in Re maggiore per coro, archi e organo K 618.

Interpreti: Ekaterina Gubanova, contralto; con la partecipazione di Ani Choying Drolma, Coro della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo in Roma, Coro ortodosso maschile di Mosca, Coro serbo bizantino "Moisey Petrovich" del Monastero di Kovilj, Lamentarori "Memento Domini" di Mussomeli, I lamentatori di Marianopoli, I lama tibetani del Monastero Drepung Loseling.

Orchestra: Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, Orchestra Giovanile Italiana

Direttore: Riccardo Muti

Coro: La Stagione armonica, Coro del Friuli Venezia Giulia

Maestro Coro: Sergio Balestracci

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