MusAnima a L'Aquila

La rassegna curata da Stefano Taglietti

Orchestra Sinfonica Abruzzese
Orchestra Sinfonica Abruzzese
Recensione
classica
L’Aquila, Ridotto del Teatro Comunale
‘MusAnima’, secondo concerto
27 Maggio 2018

L’Orchestra Sinfonica Abruzzese ha terminato la sua attività pre-sosta con una coppia di appuntamenti dedicata a recenti composizioni per orchestra, in buona parte commissionate, coinvolgendo – per la metà dei brani in programma – studenti di composizione dei tre Conservatori regionali (L’Aquila, Pescara, Teramo), e circuitando i due concerti nelle tre sedi: ‘MusAnima’, questo il titolo della mini-rassegna, è stata curata dal compositore e operatore Stefano Taglietti, che conduce una trasmissione sulla Radio-web pescarese RadiostArt (sulla quale si possono ascoltare interviste ad alcuni autori programmati). Nella formula che ha dato ampio spazio agli allievi dei Conservatori, il primo obiettivo dell’iniziativa è sembrato quello di mettere in circolo virtuoso forze musicali emergenti e professionali del territorio, e portarle – sia gli esecutori, sia i compositori in formazione – a un confronto da un lato con alcune figure compositive italiane di riferimento internazionale (Fedele, Francesconi), dall’altro col pubblico dei tre capoluoghi. All’obiettivo relazionale alludeva il sottotitolo, “crocevia della musica e cultura contemporanea”, col quale la rassegna ha cercato di porsi in qualche continuità con un palinsesto ‘contemporaneo’ più vasto e interdisciplinare esistito – ma solo a L’Aquila – negli scorsi due anni, e purtroppo non sopravvissuto alle difficoltà nelle quali proposte del genere affogano inevitabilmente in mancanza di profonde motivazioni estetiche e collaborative.

L’obiettivo, stavolta più realistico, è apparso centrato almeno sotto il primo aspetto: la risposta dell’Orchestra Sinfonica Abruzzese, ben guidata da Marco Moresco, è stata positiva, e avrà sicuramente avuto le sue brave retroazioni sui compositori studenti, soprattutto per l’opportunità di verificare all’ascolto il proprio pensiero sinfonico (un’opportunità non frequente, com’è noto, in Italia); questi, poi, hanno potuto conoscere direttamente lavori di musicisti ormai dal percorso consolidato, il che oggi non sarà un problema sul web, ma – fuori dei festivals specializzati, e nella ‘provincia’ – è dal vivo ancora un raro privilegio.

Nel concerto che abbiamo potuto seguire (il secondo), è apparsa oggettiva la peculiare fase creativa che attraversano i compositori studenti; ma questo va da sé, e anzi impone di premiare le diverse qualità che s’intravedono, più o meno mature, in Preludio di Stefano Befacchia (con la modellizzazione di differenti riferimenti stilistici, tra i quali cui emerge il post-minimalismo), in çelişki del turco Ilkay Bora Öder (un lavoro di encomiabile nerbo ritmico – immancabili le aggregazioni metriche non-simmetriche – e di robusta orchestrazione), e in Il sonno della ragione di Federico Santori, dove si è ascoltato un gusto già avanzato per gli impasti timbrici e per il rapporto texture-gesto formale. Nothar di Ivan Fedele si è rivelato il testo più impegnativo per il complesso, in virtù della vertiginosa espansione delle trame adamantine del quartetto a un organico di ampio gruppo d’archi (contrabbassi compresi). Più a suo agio, l’Orchestra, nelle sottili, eleganti metamorfosi di un ristretto numero di figure, che si sono avvicendate in Grammatica dell’anima di Federico Gardella, un pannello di un trittico in costruzione; o nelle poderose superfici sonore che, in Fenice d’Acqua, Alessandra Ravera ha saputo annodare con un piglio espressivo che non esito a definire ‘drammatico’. La risposta del pubblico sembra esser stata generalmente buona, meno che nell’appuntamento seguito, in una domenica aquilana insolitamente calda: clima, e inconsulto spostamento di luogo, avranno avuto il loro peso, ma la speranza è che una proposta del genere possa continuare in futuro la sua irrinunciabile seminagione.

 

 

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