Lucrezia Borgia: Violenza e veleno

Una Lucrezia Borgia divisiva al Teatro Comunale di Bologna

Lucrezia Borgia (Foto Andrea Ranzi)
Lucrezia Borgia (Foto Andrea Ranzi)
Recensione
classica
Teatro Comunale di Bologna
Lucrezia Borgia
07 Maggio 2022 - 13 Maggio 2022

 È una produzione intensa e divisiva quella di Lucrezia Borgia di Donizetti in scena al Teatro Comunale di Bologna. Per il suo allestimento, la regista Silvia Paoli si rifà all’immaginario cameratesco di una milizia squadrista, e propone le scene (a cura di Andrea Belli) in un mattatoio riallestito a quartier generale di Pasoliniana memoria. È una lettura che mira a riabilitare la figura di Lucrezia, dipanando nel corso della narrazione quelle basi utili a comprenderne la vendetta finale, che si configura quindi come un riscatto, una riappropriazione del potere sopra sé stessa, una liberazione (pur parziale) dall’oppressione subita. Per farlo, Paoli esaspera – tramite scene violentissime (e uno stupro subito) – la condizione di vittima traumatizzata di Lucrezia, in un contesto di egemonia maschile che usa la donna, non la comprende, la priva della volontà e dell’identità. Propone visioni esplicite e dure, tanto estremizzate da provocare prevedibili reazioni di repulsione e disagio (quasi ad ogni replica si sono sollevate proteste in sala): ma non è forse uno dei fini del Teatro anche quello di sublimare sulla scena tematiche a impatto sociale dibattuto e controverso? E non sono forse altrettanto rivoltanti gli ineguali, umilianti, svilenti trattamenti subiti dalle donne in tanti e tanti contesti delle loro vite?

L’idea di base è dunque buona, pur minata nella sua completa realizzazione da alcune sbavature: certa confusione nei movimenti delle masse, certi lunghi cambi scena, certe coreografie delle truppe (a cura di Sandhya Nagaraja) che mancano l’obiettivo parodistico debordando nel ridicolo. È poi diseguale il rendimento sul fronte musicale: se conquista Olga Peretyatko nei panni di Lucrezia, una vera diva elegante e magnetica nei bellissimi costumi di Valeria Donata Bettella, che piace nel porgere e nelle agilità (seppur controllate), così come Stefan Popp nei panni del figlio Gennaro, è invece meno apprezzato l’Alfonso I di Mirco Palazzi, così come lo sono in varia misura i comprimari. Non convince infine la direzione a tratti asettica di Yves Abel, che provoca anche qualche scollamento tra le sezioni.

 

 

 

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