L'Olimpiade a Parigi

Vivaldi al Théâtre des Champs-Elysées

L'Olimpiade (Foto Vincent Pontet)
L'Olimpiade (Foto Vincent Pontet)
Recensione
classica
Théâtre des Champs-Elysées
L'Olimpiade
20 Giugno 2024 - 29 Giugno 2024

Un trionfo, per le belle voci e l’interpretazione brillante innanzitutto del controtenore e breakdancer polacco Jakub Józef Orliński e dell’altrettanto brava mezzosoprano Marina Viotti, per la messa in scena firmata Emmanuel Daumas ironica e molto divertente, per la vivace direzione del maestro Jean-Christophe Spinosi alla testa del suo Ensemble Matheus che già da tempo si dedica a creazioni che mescolano opera e sport per fare scoprire il teatro musicale ad un pubblico più vasto. La prima della nuova produzione al Théâtre des Champs-Elysées dell’Olimpiade di Vivaldi si è conclusa così con tutta la sala in piedi e applausi interminabili meritatissimi. La scena si apre in una palestra dove tutine sportive moderne si mescolano ad abiti di foggia greco antica e  settecentesca, questi ultimi per l re Clistene, sua figlia la principessa Aristea ed il ministro Alcandro. I bei costumi sono di Marie La Rocca, assolutamente centrati innanzitutto quelli dei due protagonisti principali, amici sinceri che, loro malgrado, scoprono di essere innamorati entrambi della bella Aristea: Orliński è il biondo Licida, mentre Marina Viotti il brunetto Megacle, il campione di tante Olimpiadi che qui è presentato con verosimilissimi finti muscoli, ma gli si daranno anche grandi ali per andare a soccorrere l’amico e lo ritroveremo pure versione sirena quando sarà salvato da una rete di pescatori dal tentativo di suicidio per amore e per non tradire l’amico. Il libretto di Metastasio è, come si sa, intricato ma questo nuovo allestimento ha pure il merito dei rendere la trama è ben comprensibile, pure arricchita da qualche battuta in francese d’attualità. Tutti i cantanti sono bravi, perfetti per le loro parti ed hanno un’aria a solo in cui brillare: la principessa Aristea è il mezzosoprano Caterina Piva che regala una dei momenti più poetici dello spettacolo, l’aria “Sta piangendo la tortorella”  con sullo sfondo le strepitose acrobazie aeree dell’atleta Quentin Signori;  ad interpretare il re Clistene è stato poi chiamato il basso Luigi De Donato, autorevole, dai bei vocalizzi sonori, ma allo stesso tempo tanto autoironico nell’interpretazione, sopratutto quando si presenta in scena con grembiule di plastica immacolato da macellaio per sacrificare il figlio (ma lui ancora non sa che è il figlio perduto);  particolarmente applaudita Ana Maria Labin come Aminta, maestro di Licida; il contralto Delphine Galou è Argene, voce piccola ma deliziosa finta pastorella, per questo con corna in testa e scarpette-zoccoletti, in realtà l’innamorata di Megacle; un plauso infine per il baritono Christian Senn come buffo Alcandro che alla fine riesce ad essere pure seriamente molto toccante nella bella aria “Sciagurato in braccio a morte”; felice anche la prestazione del coro dell’Académie Haendel Hendrix che conclude lo spettacolo con allegria cantando “Viva il figlio delinquente”. Sul palco anche tanti ballerini, in scarpe da ginnastica, ovviamente, perfettamente integrati nell’insieme grazie alle coreografie di Raphaëlle Delaunay, graziosissimi quando si muovono a piccoli passetti laterali come cignetti. Le riuscite scenografie sono di Alban Ho Vansi e, sopratutto nel secondo tempo, si avvantaggiano molto delle luci ad effetto di  Bruno Marsol, buona idea anche l’assolo di violoncello d’accompagnamento sul palco. Quanto ai due protagonisti principali sono assolutamente entrambi nati per la parte: Orliński, con il suo timbro un po’ scuro qui è perfetto, canta e contemporaneamente balla con disinvoltura la breakdance, disciplina che le Olimpiadi di Parigi 2024 accoglieranno per la prima volta, e Marina Viotti con la sua bella voce calda e tanta agilità nei vocalizzi, è a suo modo pure una campionessa, tanto che lo scorso anno è stata coronata artista lirico dell’anno in Francia alle Victoires de la Musique, qui en travesti, malgrado l’ingombrante muscoloso costume, regala una delle prove più riuscite della sua carriera.  Ma all’inizio spettacolo si è voluto pure ricordare il soprano belga Jodie Devos, che avrebbe dovuto fare parte del cast, appena prematuramente scomparsa per un tumore fulminante a soli trentacinque anni. Lo spettacolo fa parte delle Olimpiadi culturali, un programma multidisciplinare, coordinato dal coreografo Dominique Hervieu, dedicato al dialogo tra arte, sport e valori olimpici, che si svolgerà su tutto il territorio francese sino alla fine dei giochi paraolimpici a settembre.

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Molto positivi i concerti-fil rouge, alla Chigiana, sul compositore d’origine ungherese

classica

Il Theater Regensburg presenta Michael Kohlhaas di Stefan Heucke tratta da un racconto di Heinrich von Kleist

classica

Edizione 2024 un po’ al risparmio ma non di idee, con qualche ripresa, un Gluck seriale, un Rameau reinventato e una novità di Kentridge