Liuto e clavicembalo ad Urbino

Si è concluso il Festival di musica antica

Recensione
classica
Se le affinità elettive fra letteratura liutistica e clavicembalistica sono documentabili storicamente, i due concerti del Festival di musica antica di Urbino di giovedì 21 luglio hanno posto i due strumenti ai massimi vertici espressivi grazie al talento di Paul O'Dette e Luca Guglielmi, acclamati a lungo da un pubblico grato per l'intensità e la maestria delle loro esecuzioni. Nel respiro europeo del programma presentato da O'Dette hanno risuonato danze di corte, melodie popolari e fantasie cesellate da Besard, Neusidler, Huet, Reymann, John Johnson, Bacheler, oltre che anonimi, che hanno messo in risalto il cosmopolitismo del liuto e il suo ruolo di mediatore fra generi e stili musicali diversi. Il complesso scavo di Guglielmi nei labirinti contrappuntistici del mondo bachiano si è sviluppato al clavicembalo attraverso il confronto con la musica di Johann Caspar Ferdinand Fischer, il compositore attivo alla corte di Baden dal quale Bach attinse spunti ispiratori e che a sua volta assimilò elementi della scuola francese, in particolare da Lully. Sia O'Dette che Guglielmi erano impegnati nei corsi, così come Enrico Baiano e Antonio Carrilho, che la sera seguente hanno suonato per la prima volta insieme giocando sui contrasti tra la profondità speculativa del contrappunto e il cosiddetto stile della sensibilità, empfindsamer, esemplificati dal confronto fra J.S. Bach e C.P.E. Bach. Il vertiginoso dialogo tra cembalo e flauto ha suscitato l'entusiasmo del pubblico che li ha richiamati sulla scena più volte.

Il ritorno alle origini della musica barocca rappresentato dal programma del concerto dei Profeti della Quinta era ammantato dal mistero della identità dell'autore di affascinanti musiche screziate di "sprezzature". Sul manoscritto che le contiene si legge solo una parte del nome del compilatore e autore di parte delle composizioni, Carlo Gr…, perché una fatidica macchia ha oscurato buona parte del nome di famiglia, né al momento si conosce il nome del proprietario che lo ha acquistato ad un'asta per poter compiere indagini codicologiche. Questo aspetto è come un velo dal quale traspare la bellezza delle composizioni ad una o due voci e organo, che suscita il desiderio di scoprire i più minuti dettagli delle loro fattezze. Dietro la apparente semplicità delle musiche devozionali di Carlo G., valorizzate dalle voci di Perrine Devillers e Doron Schleifer, si è gustata tutta la sensualità dell'arte barocca dei primi decenni del Seicento.

Oltre ai concerti ufficiali, si è svolta una attività musicale direttamente legata a quella didattica, costituita da una serie di brevi concerti ad ingresso libero degli studenti dei corsi di musica da camera e di strumenti solisti, preparati in collaborazione con i rispettivi docenti. L'appuntamento del tardo pomeriggio denominato "Armonie al crepuscolo" non era soltanto un fringe festival rivelatore di piacevoli sorprese, ma secondo il suo coordinatore Giovanni Togni anche una sorta di prova del nove di tutto l'insieme di Urbino Musica Antica. A monte c'era infatti un lavoro di preparazione consistito nell'individuare un repertorio che potesse adattarsi a organici flessibili e mutevoli, distribuito sulla base di brevi audizioni che sono servite ad armonizzare i differenti livelli di preparazione degli allievi. Integrando a turno formazioni piccole e medie, questi hanno avuto la possibilità di conoscersi, suonare insieme e confrontarsi con docenti diversi. In qualche caso le schede di proposta dei programmi musicali erano state redatte anche da gruppi formatisi del tutto spontaneamente, e che magari un giorno si ritroveranno a collaborare in modo più sistematico. Durante i dieci giorni della manifestazione bastava entrare in una qualsiasi aula dei corsi per venire a contatto con una miniera di informazioni di natura teorica e pratica, e capitava spesso di trovare punti di convergenza nei discorsi dei diversi docenti. Mentre Diego Fratelli ripeteva che la musica antica è figlia della verbalità, Enrico Gatti sottolineava l'importanza e la persistenza dell'idea di imitazione della vocalità nella espressione violinistica, con le sillabe della solmisazione che rimbalzavano fra un'aula e l'altra, e alla fine si potrebbe dire che è tutta una questione di temperamento, perché di temperamenti hanno parlato in molti. Ad esempio Guglielmi che ha curato un corso di organo nell'Oratorio San Giuseppe, e che commentando i diversi passaggi di una toccata di Michelangelo Rossi ha evidenziato come i cromatismi assumano gli adeguati contorni drammatici se suonati su uno strumento dal temperamento mesotonico. Per non parlare della notazione antica, laddove questa aiuta a capire la mentalità che ha generato determinati repertori come ad esempio quello dei mottetti medievali, usata da Claudia Caffagni per stimolare l'agilità e la flessibilità mentale adeguate alla lettura orizzontale delle parti separate. Concentrarsi sulla propria voce e ascoltare contemporaneamente le altre parti, anticipando la lettura delle note seguenti per decodificarne i valori è un esercizio molto diverso da quello della lettura simultanea delle voci sovrapposte l'una sull'altra delle trascrizioni moderne dalle fonti originali, e alcuni degli allievi che hanno seguito il suo corso hanno finito per partecipare al concerto de laReverdie, dedicato alla Ars Antiqua. Dopo molta musica barocca, la delicatezza e la spiritualità di organa, conductus e mottetti è risuonata nel Salone del Collegio Raffaello accolte con straordinario calore dal pubblico.

Ma al culmine di tutta l'attività didattica ci sono stati due concerti che hanno coinvolto contemporaneamente il maggior numero di possibile di allievi, uno della Orchestra barocca e l'altro dell'Ensemble vocale e strumentale, entrambi targati FIMA, due formazioni contigue che si costituiscono una volta l'anno durante Urbino Musica Antica. Nel primo diretto da Alfredo Bernardini sono state eseguite musiche di un compositore riminese del Settecento, Carlo Tessarini, e di Johann Friederich Fasch, con una divertente conclusione coreografata da Gloria Giordano e Lieven Baert, i due docenti di danze storiche, sul ritmo della Follia corelliana. La degna conclusione della manifestazione, affidata al secondo concerto diretto da Alessandro Quarta, ha visto la partecipazione anche di ex-allievi di Urbino, cantanti richiamati a rinforzare l'organico per dar vita ad un piccolo ma intenso viaggio nel mondo dell'oratorio romano della prima metà del Seicento. Il percorso cronologico ben congegnato ha permesso di scoprire pagine brevi raramente eseguite, come Dixerunt impii, dialogo per la Settimana Santa di Abundio Antonelli creato per il duca Altemps, il Dialogo di San Tommaso di Giovanni Francesco Anerio destinato al popolo che frequentava la Chiesa Nuova, e il Dialogo di Maddalena di Domenico Mazzocchi e il Tobia di Francesco Foggia, destinati alla élite aristocratica che frequentava l'Oratorio del Crocifisso. La richiesta di bis è stata soddisfatta con la parziale ripresa del secondo mini-oratorio, nel punto in cui si cantava la "stupenda metamorfosi" dopo che San Tommaso aveva messo le dita sulla ferita di Cristo esclamando "certo son stato troppo ostinato".

L'idea della metamorfosi è la più idonea per descrivere lo spirito di Urbino. Diversi docenti, a suo tempo allievi, hanno scoperto qui la musica antica, e dopo l'intensa full immersion musicale non è facile tornare alla realtà quotidiana lasciandosi alle spalle la pace e la serenità di questa città gentile. Nella cerimonia dei saluti fra abbracci, baci, risate, pianti, e ultimi passi di danza, i partecipanti si sono dati appuntamento al prossimo anno.

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