Le pennellate musicali di Haitink

A Bologna, la seconda edizione dell’Orchestra Mozart Festival

Orchestra Mozart (Foto Marco Caselli Nirmal)
Orchestra Mozart (Foto Marco Caselli Nirmal)
Recensione
classica
Bologna, Auditorium Manzoni
Concerto Haitink
26 Aprile 2019 - 28 Maggio 2019

Sono trascorsi più di cinque anni dagli ultimi concerti di Claudio Abbado con la sua Orchestra Mozart: la crisi economica, la morte del Maestro, la strenua volontà dell’Accademia Filarmonica di Bologna di tenere in vita quel gioiello musicale, l’arrivo inatteso di Bernard Haitink sul podio, il trasferimento in residenza a Lugano, la creazione di un micro Festival a Bologna, sono le tappe di un affetto non sopito in città, già più volte raccontate.

A un anno esatto dalla prima edizione dell’Orchestra Mozart Festival, l’Auditorium Manzoni ospita dunque nuovamente tre concerti di LuganoMusica, già esibiti al LAC nei giorni immediatamente precedenti: un festival satellite, che grazie a benemeriti sostenitori locali consente all’Orchestra per un week-end all’anno di non recidere il cordone ombelicale con la città di nascita.

Ancora una volta è Bernard Haitink a guidarla amorevolmente. Novant’anni compiuti, malfermo sulle gambe, non dirige ma pennella con gesti minimi, quasi dicesse ad ogni battuta: “Bravi ragazzi, siete autonomi!”; e il pubblico gli riserva clamorose ovazioni di riconoscenza. La sua “Eroica” è snella ma non affrettata, raggiungendo il culmine dell’emozione nel fugato della Marcia funebre, grazie anche allo splendore sonoro dei corni.

Seduti ai leggii, tante facce nuove: l’Orchestra Mozart si rinnova all’insegna della continuità, confermando la bellezza assoluta del suono e l’eccezionalità delle sue “prime parti”, una cui selezione – così diverse fra loro – sfila nella Sinfonia concertante di Haydn: la grinta del primo violino Lorenza Borrani, che tiene in pugno l’intera orchestra, l’eleganza di timbro e d’aspetto di Lucas Macías Navarro, primo oboe sin dalla fondazione, l’esuberanza del violoncellista Gabriele Geminiani, la paciosità del fagottista Raffaele Giannotti.

Dopo vari concerti cameristici distribuiti in luoghi strategici della città, l’Orchestra si è ripresentata al gran completo per l’ultima serata dedicata a una smagliante Ouverture dal “Sogno” di Mendelssohn, il Concerto K 482 con il pianista Martin Helmchen (elegante cesellatore della melodia, fantasioso nelle cadenze, ma sempre asciutto e netto) e per concludere una delicatissima Quinta Sinfonia di Schubert, eterea, apollinea: nei cinque anni di presenze bolognesi, è stata questa l’interpretazione più personale offerta da Haitink, accolto al termine da una standing ovation clamorosa, capace finalmente di far scendere una lacrima su quel viso algido, sempre refrattario anche a un semplice sorriso. Era un’emozione amara che sapeva di estremo, ultimo concerto...

Da oggi il pensiero corre al futuro: l’era Haitink si è rivelata un’ottima transizione, ma ora l’Orchestra Mozart ha bisogno di trovare una nuova identità, fosse anche in contrasto con la precedente; purché sia un’identità propositiva, non nostalgica. Il neo eletto consulente artistico Gastón Fournier-Facio ha già annunciato che la nuova guida musicale dell’Orchestra verrà rivelata a breve: attendiamo con fiducia.

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Applausi per il pianista pisano che affronta la Nona di Beethoven nell’adattamento pianistico di Liszt

classica

Il coro del monastero Danilov di Mosca chiude il Festival di Musica e Arte Sacra di Roma

classica

Andrea De Carlo ha diretto Amare e fingere al Festival Barocco Alessandro Stradella