La sobria eleganza del Messiah

Onofri alla guida della Toscanini e del Coro del Collegio Ghislieri rilegge con efficace eleganza il capolavoro di Händel

Messiah - La Toscanini (foto Fabio Boschi)
Messiah - La Toscanini (foto Fabio Boschi)
Recensione
classica
Parma, Auditorium Niccolò Paganini
Messiah
07 Dicembre 2022

Pensato come prima tappa degli appuntamenti natalizi della Fondazione Toscanini di Parma, il concerto che ha visto impegnato Ernico Onofri alla direzione della Filarmonica Arturo Toscanini e del Coro Universitario del Collegio Ghislieri ha offerto una rilettura del Messiah di Händel caratterizzata da una sobria eleganza.

Il gusto per un impasto strumentale reattivo e asciutto, carattere che ritroviamo sovente nella visione interpretativa dell’attuale direttore principale della Filarmonica Arturo Toscanini, si è manifestato anche in occasione di questa occasione concertistica, che ha ricondotto la pagina forse più celebre e celebrata del compositore originario di Halle su un binario espressivo segnato da una misura equilibrata ed efficace.

Una cifra capace di sciogliere quella sorta di patina sontuosa e ridondante che sovente ammanta quest’opera in un fluire musicale lineare ma assieme sobrio e pregnante, un alveo espressivo nella cui dimensione hanno trovato posto le quarantasette tappe che compongono le tre parti dell’oratorio per soli, coro e orchestra che Händel ha tratteggiato tra l’agosto e il settembre del 1741, all’età di cinquantasei anni, per poi vederlo eseguito per la prima volta presso la New Music Hall di Dublino il 13 aprile dell’anno successivo.

Un percorso, quello offerto da Onofri, che è parso seguire una duplice direttrice capace di intrecciare, al tempo stesso, da un lato lo sfoltimento retorico di una tradizione interpretativa tanto consolidata quanto tendente ad una sonorità nutrita da una reiterata opulenza, e dall’altro di riportare la ricchezza di scrittura händeliana a un equilibrio di segno essenzialmente barocco e, in questa prospettiva, nutrito da un afflato pregnante e serrato. Un carattere che riconduceva il percorso di ascolto ad una dimensione più riflessiva, suffragata anche dalla proiezione sopra il palcoscenico del testo dell’oratorio firmato da Charles Jennens che Sergio Sablich ha avuto modo di descrivere come «assai più che una semplice raccolta di passi della Bibbia, una pregnante rappresentazione delle stazioni dell'annuncio della venuta di Cristo redentore, in una visione unitaria delle verità fondamentali della fede cristiana».

Una lettura intensa, dunue, che è stata assecondata con impegno ed efficace aderenza anche dalle parti solistiche interpretate dal soprano Silvia Frigato, dal contralto Sara Mingardo, dal tenore Levy Sekgapane e dal basso Luca Tittoto, Quest’ultimo, in particolare, si è rivelato protagonista di una intesa restituzione dell’aria “The trumpet shall sound”, in equilibrato dialogo con la tromba solista.

Efficace anche il contributo del Coro Universitario del Collegio Ghislieri preparato da Luca Colombo, solido nel restituire il celeberrimo “Halleluja”, ma non solo.

Tanti e calorosi gli applausi che hanno salutato tutti gli artisti impegnati da parte di un pubblico che ha fatto registrare il “tutto esaurito” all’Auditorium Paganini di Parma.

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