La forza di Tosca

Napoli: Puccini con la direzione di Renzetti e la regia di Edoardo De Angelis

Tosca (Foto L. Romano)
Tosca (Foto L. Romano)
Recensione
classica
Teatro San Carlo di Napoli
Tosca
22 Gennaio 2020 - 29 Gennaio 2020

Dopo una Dama di Picche di speciale magnetismo teatrale, la Tosca vista al San Carlo martedì 28 alla penultima replica (22 gennaio la prima) è un ennesimo successo al botteghino di un teatro che, seppur attualmente verso una fase di transizione alla sua guida, ha puntato sulla qualità degli interpreti e su di un regista di profonda personalità poetica, Edoardo De Angelis. Il direttore Donato Renzetti, insieme a Gea Garatti maestro del coro e Stefania Rinaldi per le voci bianche, veste di lirismo e poesia l'orchestra del teatro e la buona compagnia capitanata da Carmen Giannattasio - Tosca, per mettere in scena l'opera di Puccini. Si conclude sulla morte di Scarpia il secondo atto, senza il tradizionale gesto dei candelabri ma con l’appropriazione e liberazione del fido cane del capo della polizia da parte di Tosca. Un gesto quindi sul nodo cruciale del dramma, la ribellione di Tosca, forte e innamorata. De Angelis, al suo debutto al teatro d’opera, sembra essere grande interlocutore di musiche intrise di misteri e drammaticità oscure - sente sue le allegorie del bene e del male, ben evidenziando la loro geografia poetica. Le scene di Mimmo Paladino rifulgono con scrupolo i tanti movimenti di ritmi binari, ternari che fratturano lo scorrere del tempo e le inverse distensioni ritmiche delle arie e duetti, seguendo costantemente i grumi tematici musicali dell'opera. Il tutto si svolge non proprio come da didascalia la chiesa – quattro pietrone sulla scena con una donna seminuda al centro, lo studio di Scarpia con un coccodrillo appeso simbolo del male, sopra e sotto oggetti piccoli e grandi da cui si sviluppa simbolicamente il dramma. I costumi, di Massimo Cantini Parrini, le luci, invece, di Cesare Accetta, esaltano le ambientazioni ed i colori, forse solo di poco gusto la veste di Scarpia - che manca di presenza scenica.  Di classe Angelotti, Renzo Ran che esorcizza con valore la sofferenza del dramma. Renzetti dirige sempre con sapiente vigore dosando gli equilibri tra momenti lirici e scatti ritmici, il resto lo fanno i cantanti e soprattutto il coro. Quest'ultimo sin dall'inizio punta su di una quantità di sfumature che esaltano la sua importanza, la sua dualità, insieme soave e delicato il coro di bambini. L'eccellente interpretazione di Scarpia, Enkhbat Amartuvshin, quasi pone in ombra Cavaradossi, Fabio Sartori, che non fugge o si affretta all'acclamatissimo "E lucevan le stelle" - è applausi a scena aperta. La Giannattasio un puro soprano lirico - un timbro da brividi. Bravi anche Matteo Peirone il Sagrestano, Francesco Pittari - Spoletta. Questa produzione infine evidenzia una Tosca che sorprendentemente prescinde finanche dagli schemi di relazione dominio/potere, amore-odio. 

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