La contaminazione di Dalla rinverdisce il Mendicante

Il Teatro Comunale di Bologna in trasferta nella vicina sala del Duse: la regìa di Lucio Dalla reinventa "L'Opera del Mendicante" di Gay/Pepusch, e strapazzando il testo originale tutela l'intenzione degli autori.

loo%20grande%20su%20fondo%20nero
loo%20grande%20su%20fondo%20nero
Recensione
classica
Teatro Comunale Bologna
Johann Christoph Pepusch
29 Marzo 2008
Avevano collaborato con Haendel alla creazione dell'aristocratico "Acis and Galatea": eppure furon quegli stessi Gay e Pepusch a unir melodie popolari con un copione parodico, e a screditare con ironia la classe dirigente britannica. Diedero cioè alle scene un'"Opera del Mendicante" che colpiva attualità sociale e convenzione teatrale, e che a partire dalla sua "prima" londinese del 1728 conobbe solo trionfi di pubblico. Qual è la ricetta per rinnovare il successo di centottant'anni fa? Lucio Dalla ha la soluzione in pugno: rielabora un testo in sé aperto alla contaminazione, vi esclude la quotidianità del '700 che oggi sarebbe archeologia, trasporta l'azione dalla vecchia Londra alla Bologna odierna, consegna infine uno spettacolo che strapazza il dettato originale ma tutela e rinverdisce l'intenzione degli autori. Defilate le citazioni da Haendel e Purcell (tormentoni all'epoca, ora chicche per esperti), la parola vince sulla musica alternando lunghi dialoghi a brevi ariette, e i costumi basterebbero da soli per raccontare ciascun personaggio (si guardi il variegato sestetto delle prostitute). Non è questo il prodotto che ci si aspetterebbe da una fondazione lirica, e nello stesso tempo è il lavoro più brillante, impegnato e benvenuto che la regia di Dalla abbia dato negli ultimi anni al Teatro Comunale felsineo: teatro in trasferta nella sala del Duse, per non offendere i sacri muri del Bibiena. La locandina imbastardisce del resto i cantanti con gli attori: se la cavano meglio i primi con la recitazione che non i secondi con la musica; ma gli attori sono di solido mestiere, e l'equilibrio tra le parti è così ristabilito. Insieme con l'umiltà del concertatore Giuseppe Grazioli, non si potrà dimenticare il saporito dialetto bolognese declamato da Angela Baraldi.

Note: Nuovo allestimento del Teatro Comunale di Bologna in collaborazione con l'Accademia delle Belle Arti di Bologna ed E.T.I.; coproduzione con il Teatro Comunale di Modena e con i Teatri di Reggio Emilia

Interpreti: Drammaturgia e versione italiana di Giuseppe Di Leva Speia (Peachum) Peppe Servillo  Sig.ra Speia (Mrs Peachum) Angela Baraldi  Mendicante Marco Alemanno  Impresario Gianfranco Vergoni  Capitan Uccello (Macheath) Borjia Quiza Martinez / Lorenzo Scuda  Polly Eleonora Buratto / Cristiana Arcari  Caràdunleder (Filch) Gianni Lamagna  Lucy Paola Gardina / Damiana Pinti  Dottor Lucchetto (Lockit) Fabrizio Checcacci  Matteo (Matt) Massimilano Tonsini / Paolo Cauteruccio  Diana Trappola (Diane Trapes) Barbara Corradini 

Regia: Lucio Dalla 

Scene: Italo Grassi 

Costumi: Italo Grassi 

Coreografo: Gianfranco Vergoni 

Orchestra: ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Direttore: Giuseppe Grazioli 

Coro: CORO DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

L’opera del compositore Giorgio Battistelli in una nuova produzione del Teatro Stabile e dell’Orchestra di Padova e del Veneto

classica

A Roma, una particolare esperienza d’ascolto grazie al Coro Statale della Cappella San Pietroburgo

classica

Ha debuttato a Milano Samuel Beckett: Fin de partie, opera lirica di György Kurtág