La Bohème di Oren non tossisce ma sprizza salute...

Daniel Oren dispiega a Trieste tutte le sue qualità di concertatore, in una Bohème portata al successo anche da un valido cast vocale e dalla buona prova dell'orchestra e del coro del Verdi.

Recensione
classica
Teatro Lirico Giuseppe Verdi Trieste
Giacomo Puccini
20 Febbraio 2001
Daniel Oren, si sa, è direttore atletico ed energico nel condurre cantanti e orchestre attraverso le pagine più impegnative ed esaltanti del repertorio lirico e sinfonico. Non si è smentito ieri sera il Maestro israeliano nel guidare, al Teatro Verdi di Trieste, una Bohème rigogliosa e incisiva, ma anche rispettosa delle tinte più intime ed espressive con cui Puccini ha voluto rivestire il libretto di Illica e Giacosa. Alla pregevole interpretazione hanno contribuito sia un eccellente cast vocale che il coro e l'orchestra del Verdi, decisamente in buona forma quest'ultima malgrado alcune esitazioni iniziali. Su un allestimento del Regio di Torino, piuttosto d'effetto nel ricreare gli scorci tra le soffitte parigine e le vie del quartiere latino, Giulio Ciabatti ha impostato una regia non ansiosa di originalità ma calibrata nel disegnare i caratteri dei personaggi. Sovrana è regnata la musica del compositore lucchese, la sua sottile trama di "Leitmotive", la densità quasi sinfonica del trattamento delle voci ma anche la semplicità melodica che ha reso celebri non poche delle pagine di questo lavoro: esemplare la concertazione di Oren, abile nell'infiammare l'orchestra così come nel ricondurla verso toni più sommessi, e soprattutto sempre attento al generale equilibrio della vocalità pucciniana. Nei ruoli di Rodolfo e Mimì, che videro sulle scene triestine nomi del calibro di Carreras e della Freni, si sono distinti rispettivamente il tenore Fabio Sartori e il soprano Fiorenza Cedolins. Le considerevoli doti vocali del primo sono state ben all'altezza del ruolo di protagonista, mentre la Cedolins, non totalmente convincente all'inizio per una certa opacità nella tessitura acuta, si è riscattata nel quadro conclusivo per la piena padronanza con cui ha reso le sfumature espressive del personaggio morente. Buone anche le interpretazioni di Jean Luc Chaignaud (Marcello), della brillante Etery Lamoris (Musetta), di Fabio Previati (Schaunard) e Orlin Anastassov (Colline). In una serata particolarmente all'insegna dell'eleganza, il pubblico ha sancito un pieno successo, suggellato anche da diversi applausi a scena aperta durante la rappresentazione.

Note: all. del Teatro Regio di Torino

Interpreti: Sartori/Gavin/Nikabadze, Cedolins/Angeletti, Lamoris/Schillaci, Chaignaud/Vassallo, Previati

Regia: Giulio Ciabatti

Costumi: Anna Biagiotti

Orchestra: Orchestra del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Direttore: Daniel Oren

Coro: Coro del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste

Maestro Coro: Ine Meisters

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

In provincia di Udine un'associazione organizza serate di contemporanea per 20 persone, nel salotto di una villa

classica

A Mannheim Anna Viebrock allestisce La chute de la maison Usher di Claude Debussy come un’installazione sul tema (anche) della paura 

classica

Il re e il maresciallo di Peter Heise all’Opera Reale Danese di Copenhagen e Kleopatra di Enna alla Jyske Opera in trasferta a Vejle