Jesi alla riscoperta di Giuseppe Balducci

Al Festival Pergolesi Spontini la prima italiana in tempi moderni dell'opera buffa Il noce di Benevento del compositore jesino

Festival Pergolesi Spontini, il noce di Benevento
Recensione
classica
Teatro Pergolesi, Jesi
Il noce di Benevento
02 Settembre 2018

Tra gli appuntamenti di apertura del Festival Pergolesi Spontini di Jesi spicca la prima rappresentazione italiana in tempi moderni, al Teatro Pergolesi, dell’opera buffa da camera Il noce di Benevento di Giuseppe Balducci, compositore nato a Jesi nel 1796 e attivo per buona parte della vita a Napoli. Grazie alle ricerche e agli studi di Jeremy Commons, che negli anni Ottanta del secolo scorso ne riportò alla luce le opere, quasi tutte conservate presso la biblioteca del Conservatorio San Pietro a Majella, la musica di Balducci ha ricominciato a prender vita seguendo un percorso assai singolare: prima di approdare a Jesi, Il noce insieme ad altri titoli ha avuto la sua prima esecuzione moderna in Nuova Zelanda (1995), dove Commons era Presidente della New Zealand Opera Society, e poi in Spagna (2011), in Germania (2015) e in Brasile (2017). La "Balducci Renaissance", che Commons auspica abbia il suo centro a Jesi, ha avuto anche un importante riconoscimento dalla Accademia di Santa Cecilia, che nel 2014 ha pubblicato in inglese la biografia del compositore a cura di Commons – The Life and Operas of Giuseppe Balducci (1796-1845).

La produzione del compositore, vissuto a Napoli sotto la protezione della famiglia Capece Minutolo, è strettamente legata alle vicende biografiche. Il maresciallo in pensione Raimondo e sua moglie, la marchesa Matilde della Sonora lo accolsero nella loro casa in un momento estremamente critico, poichè Balducci, gravemente ferito alla testa, era in fuga, scappato da Jesi dopo l’uccisione in duello del nipote del Governatore dello Stato Pontificio della città. Nella casa di questi nobili napoletani il nostro trascorse il resto della propria vita, rivestendo il ruolo di maestro di musica delle tre figlie e scrivendo opere per il teatrino particolare della marchesa, preferendo le rappresentazioni private a quelle per i teatri pubblici della città.

Nella sua produzione spiccano cinque opere "da salotto", sorta di sotto-genere di opera teatrale inventato per l’occasione e scritto su misura per le tre ragazze e per le loro amiche: organico tutto al femminile, con personaggi maschili en travesti e accompagnamento di uno o due pianoforti. Questo l’organico del Noce di Benevento, con sei cantanti tra soprani e mezzosoprani e tre pianisti su due pianoforti. Il libretto di autore anonimo presenta un divertente intreccio che vede al centro l’amore tra due giovani, Alberto e Clodina, contrastato dal barone, padre di lui, e dalle superstizioni di Gertrude, madre di lei, ma soprattutto dalle aspirazioni matrimoniali di due ragazze, Giulia e Lauretta, attratte dal titolo nobiliare e sostenute dalla zia Margherita.

Festival Pergolesi Spontini, il noce di Benevento

La storia si svolge tra i familiari ingredienti dell’opera comica: bisticci, travestimenti da streghe (che secondo una antichissima leggenda si riunivano appunto sotto un noce, appena fuori Benevento) inganni (conditi da comici a parte), malintesi, che hanno il loro culmine alla fine del primo atto per poi sciogliersi nel consueto lieto fine e nel perdono delle malefatte.

L’opera, composta nel 1837 e presentata a Jesi con la revisione critica di Commons, ha uno stile tutto suo e non appare influenzata dai grandi operisti del tempo essendo pensata per un gruppo di dilettanti, per quanto talentuose. Vocalità piana e cantabile dunque per le arie patetiche e malinconiche dei due innamorati, che non eccede mai nel virtuosismo e nella spettacolarità; molto articolata invece e con il testo ben scandito per i personaggi buffi. Sulle arie solistiche (la più notevole per qualità melodica, forse, l’arietta iniziale di Clodina) prevalgono i pezzi di insieme, da due a sei voci, la cui scrittura alterna l’omoritmia con la libera polifonia e l’imitazione, con gran tripudio di note (forse troppe?) e ricchezza di temi musicali. La scrittura pianistica, non nascendo da una trascrizione, è perfettamente idiomatica e modellata sulle peculiarità dello strumento sia nella cantabilità del registro medio-acuto sia nella percussività dei bassi.

Festival Pergolesi Spontini, il noce di Benevento

Brave le sei cantanti, allieve dell’Accademia di Arte Lirica di Osimo, impegnate anche come attrici nei brevi passi parlati, e impeccabili i tre giovani pianisti, tutti formatisi al Conservatorio di Pesaro. La direzione musicale era di Alessandro Benigni e la regia di Davide Garattini Raimondi. I costumi e la scenografia, semplice e d’effetto specie nella scena delle streghe, erano a cura della Accademia di Belle Arti di Macerata. 

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