Irrelohe di Schreker al festival di Lione

Successo per quest’opera difficile e solo parzialmente realizzata, ma non priva di momenti di fascino 

Irrelohe (Foto Stofleth)
Irrelohe (Foto Stofleth)
Recensione
classica
Lyon, Opéra
Irrelohe
19 Marzo 2022 - 02 Aprile 2022

Quella del festival dell’Opéra National de Lyon è stata la prima rappresentazione in Francia di Irrelohe  (Fiamma folle). la cui prima assoluta ebbe luogo a Colonia nel 1924. Le opere precedenti di Franz Schreker avessero avuto grandissimo successo e l’allora quarantaseienne compositore fosse il più rappresentato nei teatri di area germanica, insieme al più anziano Richard Strauss, ma Irrelohe ebbe un’accoglienza contrastata. Fu l’inizio della parabola discendente di Schreker, di cui non si può dare la colpa soltanto al nazismo, che allora era un movimento aggressivo ma con scarso seguito e duramente contrastato dal governo della Repubblica di Weimar, che nel 1923 aveva messo fuori legge il partito nazista e arrestato Hitler. Il nazismo fu semmai responsabile della totale sparizione di Schreker dai teatri dopo il 1933.

Oggi due opere di Schreker, Der ferne Klang  e Die Gezeichneten,  vengono nuovamente rappresentate con discreto successo e con una certa regolarità soprattutto in area austro-tedesca (ma non solo: entrambe sono state rappresentate anche in Italia, la prima a Venezia e la seconda a Palermo), mentre Irrelohe  sembra destinata a restare nel limbo delle opere “interessanti”, che tornano sporadicamente sui palcoscenici e fanno contenti soprattutto gli ascoltatori più curiosi, che vogliono sentirle almeno una volta “pel piacer di porle in lista”. Un grave limite di quest’opera è il libretto, che sarebbe stato scritto da Schreker medesimo in appena tre giorni nel marzo del 1919. Quest’aneddoto sembrerebbe più adeguato a Rossini che ad un autore sempre molto complesso e anche intricato come Schreker, che comunque per comporre la musica si prese tutto il tempo necessario, dal 1920 al 1922. Infatti la partitura rivela la mano di un compositore che quanto ad armonia ed orchestrazione rivaleggia con Strauss, ma non riesce a prendere il volo, per la zavorra di un libretto veramente impossibile.

Questo libretto, che mescola il simbolismo e l’espressionismo, il tragico e il grottesco, il sublime e il popolaresco, è molto ambizioso ma lascia a dir poco perplessi. A cercare di riassumerlo, si rischia di non essere creduti, ma ci proviamo lo stesso. La storia si svolge in un villaggio dominato dal castello dei conti di Irrelohe, che da generazioni violentano le ragazze del villaggio nel giorno delle loro nozze ma poi muoiono giovani, per una sorta di maledizione (più che giusta, aggiungiamo). Peter, uno dei ragazzi del villaggio, è innamorato di Eva, che lo respinge perché ama Heinrich, l’ultimo discendente dei conti, che vuole sottrarsi alla maledizione della sua famiglia. Il giorno delle nozze di Eva con Heinrich, Peter assale la sposa (per violentarla?) ma Heinrich lo uccide. In quel momento Lola, la madre di Peter, grida: “Egli è tuo fratello”, perché Peter era nato in seguito alla violenza da lei subita da parte del padre di Heinrich. È esattamente lo stesso grido di Azucena nel finale del Trovatore, con la differenza che in Verdi a quel punto cala la tela, mentre Schreker prosegue con un finale catartico: il castello maledetto di Irrelohe va in fiamme, tuttavia il conte Heinrich sente ancora su di sé la maledizione familiare, però Eva lo solleva e i due si abbracciano sullo sfondo del sole che sorge, simbolo dell’inizio di una vita nuova. Il tutto con vari personaggi secondari e con numerose scene di contorno, che vorrebbero aggiungere al plot ulteriori significati tanto sfuggenti e misteriosi quanto superflui.

La musica è piuttosto episodica e disuguale ma ha alcune belle pagine, per esempio la scena iniziale, quando Lola racconta al figlio la cupa storia dei conti di Irrelohe e poi sfugge alle domande del figlio su suo padre, che non ha mai conosciuto. Ad interpretare Lola è una grande ed esperta artista come Lioba Braun: è anche merito suo se questo personaggio appare il più compiuto dell’opera. Ma anche gli altri protagonisti sono validi, in particolare Julian Orlishausen (Peter) e Ambur Braid (Eva). Se Tobias Hächler (il conte Heinrich) è meno convincente, la responsabilità non è sua ma del personaggio. Buono il livello degli interpreti dei numerosi personaggi secondari.

Ottima la direzione di Bernhard Kontarsky per quel che riguarda l’attenzione ai dettagli e la precisione della realizzazione della complessa partitura di Schreker. Però, com’è naturale per un musicista che per mezzo secolo è stato uno degli interpreti di riferimento delle avanguardie musicali, la sua lettura è “scientifica” e oggettiva e non scava nelle contorte e misteriose psicologie dei personaggi né valorizza le allusioni simboliste e le atmosfere espressioniste che si susseguono, si incrociano e si accavallano in quest’opera. Da sottolineare la risposta impeccabile dell’Orchestra dell’Opéra National de Lyon.

La regia di David Bösch (con la collaborazione di Andreas Weirich, le scene e i video di Falko Herold, i costumi di Moana Stermberger, le luci di Michael Bauer e la drammaturgia di Janine Ortiz) ambienta la vicenda in anni recenti e cerca di essere il più possibile lineare e leggibile, per cercare di sbrogliare e rendere comprensibili gli intricati viluppi del libretto. Ma non lavora sulla psiche contorta dei personaggi e sul fosco mistero che ammanta la vicenda, che sono il vero argomento di Irrelohe.  Ad aggiungere un po’ di brivido e di mistero provvedono i video proiettati sul fondale, con il fitto bosco avvolto nelle nebbie, il castello minaccioso appollaiato sulla montagna, le lunghe ombre dei personaggi, che ricordavano i film horror di grandi registi degli anni Venti del secolo scorso, come Murnau, Lang e Dreyer.

Il pubblico meraviglioso di Lione ha evidentemente apprezzato Irrelohe più di chi ha scritto queste righe e alla fine è scoppiato in applausi fragorosi e prolungati.

 

 

 

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