Il virtuosismo di  Dmitry Masleev

 Il 25 febbraio “Il Circolo di Ave” ha ospitato il pianista siberiano al  Teatro dell’Aquila di Fermo 

Dmitry Masleev (Foto Marilena Imbrescia)
Dmitry Masleev (Foto Marilena Imbrescia)
Recensione
classica
Teatro dell’Aquila di Fermo
Dmitry Masleev
25 Febbraio 2024

Pluripremiato, vincitore nel 2015 del Concorso Internazionale Čajkovskij di Mosca e applaudito nelle maggiori sale da concerto di tutto il mondo, Dmitry Masleev ha  incantato il pubblico del Teatro dell’Aquila di Fermo con il suo talento davvero straordinario. Chiamato pochi giorni fa a sostituire Yefim Bronfman, che ha cancellato l’attesissimo concerto per il prolungarsi di una indisposizione,  Masleev, che in questi giorni è in tournée in Italia con l’Orchestra della Toscana, ha dato la sua disponibilità e si è presentato con un interessante programma che ha spaziato tra Rachmaninov, Liszt e Khachaturian.

Il concerto era organizzato da “Il Circolo di Ave”, rassegna di musica da camera diretta da Anna Danielli, alla sua sesta edizione,  che accoglie sia artisti emergenti che solisti già affermati e che si svolge solitamente nel secentesco Palazzo Brancadoro di Fermo,  dimora storica A.D.S.I., dove la contenuta distanza tra esecutore e  ascoltatori permette   di ricreare l’atmosfera intima del concerto da camera; per favorire la prevista affluenza di pubblico  il pianista siberiano è stato invece accolto nel   Teatro dell’Aquila.

Biondo, mingherlino, viso angoloso, Masleev ha un dominio assoluto del pianoforte, da cui ha saputo trarre tutta la gamma della tavolozza timbrica attraverso una padronanza e una raffinatezza  esecutive fuori dal comune, che si sono evidenziate anche nella bellezza della conduzione melodica e nella perfezione e naturalezza del fluire ritmico.

Il concerto si è articolato in due parti, in ognuna delle quali  i brani sono stati eseguiti senza soluzione di continuità. Nella prima parte tutto Rachmaninov, con la Elegia e il Preludio dai Morceaux de fantasie op. 3, i Fragments composti nel 1917, il Preludio op. 23 n.5, alcuni Études-Tableaux dall’op. 39 e  la Polka de W.R., elaborazione quest’ultima di Lachtäubchen di Franz Behr, brano che il padre del compositore, Wassily,  amava suonare e le cui iniziali Sergej utilizzò nel titolo. La varietà di intenzioni della musica del compositore russo, da quelle più oscure e nostalgiche a quelle più fantasiose e seducenti sono state interpretate da Masleev con profonda intensità emotiva e grande cura per il suono, complice il bellissimo Steinway D 274 di Roberto Valli, che ne ha messo a punto l’intonazione  durante l’intervallo.

Nel secondo tempo, dopo l’Adagio da Spartacus, versione pianistica di una celebre pagina del balletto di  Khachaturian, protagonista è stato il tema della Folia, prima con le Variazioni su un tema di Corelli , ultima composizione per pianoforte solo scritta da Rachmaninov,  e poi con la Rapsodia spagnola di Liszt,  brano di estremo virtuosismo e di fulgida bellezza anche questo composto in età matura.

Dopo il profluvio di note lisztiane il primo bis, lo Chopin del Notturno in do diesis minore op. postuma eseguito con purezza e delicatezza di suono commoventi,  e poi il secondo,  In the Hall of the Mountain King dal Peer Gynt di Grieg, in netto contrasto, esplosivo,  nella travolgente versione del pianista russo Anton Ginsburg.

Concerto di grande successo, pubblico molto caloroso e generoso di applausi sia al termine della prima parte che a fine concerto.

 

 

 

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