Il ritorno della Medium

L’operina di Menotti rappresentata con successo a Roma nell’allestimento del Reate Festival

La Medium
La Medium
Recensione
classica
Roma, Teatro Palladium
La Medium
02 Ottobre 2021 - 10 Ottobre 2021

Ha avuto centinaia di rappresentazioni in tutto il mondo ma da qualche tempo La Medium, al pari delle altre opere di Giancarlo Menotti, ha diradato la sua presenza sui palcoscenici. Eppure è un’opera che funziona benissimo. Il libretto, scritto in inglese da Menotti stesso e questa volta eseguito nella traduzione italiana di Fedele D’Amico, ha un ritmo teatrale rapido e incalzante - sono due brevi atti per una durata totale di circa un’ora - e la musica segue e valorizza la vicenda mirando direttamente all’efficacia espressiva, senza preoccuparsi troppo del bello stile e senza fisime intellettualistiche. In più l’argomento non è affatto banale. Questo non basta a fare di quest’opera un grande capolavoro, ma un piccolo capolavoro sì.

Nonostante tutto quel che se ne è detto, non era nemmeno così attardata per l’epoca in cui fu rappresentata per la prima volta, nel 1946, a New York . L’inizio suona anzi molto moderno con le sue forti dissonanze, che servono ad introdurre alle atmosfere arcane, misteriose, stravolte, violente di questa vicenda. Ma è solo una fiammata. Poi Menotti si orienta verso verso uno stile più tradizionalista, ancorato a un linguaggio tonale e diatonico, non tanto nei recitativi, spesso mossi, tesi e anche aspri, quanto nelle zone cantabili, che rivelano il forte ascendente di Puccini, ma un po’ banalizzato da un compositore sicuramente molto dotato qual era Menotti ma non geniale.

Ci sarebbe da precisare qualcosa anche sul libretto. Normalmente lo si definisce postverista ma semmai è neorealista e questo farebbe di Menotti un precorritore, dato che i primi capolavori del cinema neorealista di De Sica, Visconti e Rossellini non erano ancora usciti. Ma vi si può cogliere anche qualcosa di genericamente pirandelliano per l’inestricabile sovrapposizione di finzione e realtà.

L’allestimento visto a Roma è stato prodotto dal Reate Festival e sarà rappresentato anche a Rieti il 10 ottobre. La regia di Cesare Scarton - costumi di Anna Biagiotti, scene di Michele Della Cioppa e luci di Andrea Tocchio - non ha calcato la mano sul realismo e ha ambientato la vicenda in un ambiente quasi astratto: l’opera si svolge infatti nella psiche dei personaggi più che nello squallido appartamento della medium. Molto curata e ben calibrata la recitazione dei personaggi.

Manuela Custer nei panni della protagonista ha offerto un’interpretazione ricca di tensione e drammaticità, senza esagerare, perché ci vuol poco a far diventare caricaturale la medium Baba. Gli altri personaggi erano ben caratterizzati da Eleonora Bellocci (la figlia di Baba), Sabrina Cortese, Angela Schisano e Stefano Marchisio (i clienti di Baba). Il mimo Andrea Sorrentino ha ben realizzato un personaggio centrale della vicenda quel è Toby.

Giovanni Di Stefano dirigeva i giovani – che in alcuni momenti sono sembrati ancora un po’ acerbi – dell’Ensemble Novecento dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Il pubblico che riempiva il teatro Palladium – la cui capienza non è enorme e per di più era ridotta dalle regole sul distanziamento – ha applaudito a lungo e calorosamente, a conferma che quest’opera funziona ancora benissimo.

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Un recital in solo di Ciro Longobardi per Aperto Festival percorre l'opera pianistica di Olivier Messiaen

classica

Rivelatrice la direzione di Daniele Gatti

classica

Napoli: successo in Bohème