Il Requiem di Verdi in tour

Un progetto di FORM, coro ARCOM e Conservatori delle Marche

LF

03 aprile 2026 • 3 minuti di lettura

Verdi, Requiem (foto  Elisa Praga)
Verdi, Requiem (foto Elisa Praga)

Teatro delle Muse, Ancona

Giuseppe Verdi, Requiem

01/04/2026 - 01/04/2026

Nella programmazione della FORM- Orchestra Filarmonica Marchigiana è degno di nota l’appuntamento con il  Requiem di Verdi, non solo per la  non frequente esecuzione della partitura, quanto soprattutto per il progetto didattico e divulgativo che sostiene questa produzione.

 L’organico dell’orchestra, di ottanta elementi,  è infatti formato per quasi la metà  dai migliori studenti dei due Conservatori marchigiani, quello di Fermo e di Pesaro, ribadendo così la consolidata collaborazione tra FORM e Alta Formazione Artistica e  Musicale volta alla valorizzazione dei giovani talenti.

 Il coro, di centoventi elementi, è formato dai cori A.R.CO.M., Associazione Regionale Cori Marchigiani, nata nel 1988 e a cui sono iscritte circa 140 associazioni corali amatoriali e non, distribuite capillarmente su tutto il territorio regionale.

I quattro solisti sono il soprano Yulia Tkachenko, il mezzosoprano Mariangela Marini, il tenore Davide Giusti  e il basso Alessandro Abis; alla direzione di questo mastodontico organico, che ha eseguito il capolavoro verdiano in tour per la regione e anche fuori- Pesaro, Fermo, Foligno, Senigallia, Ancona e Jesi- facendo sempre il tutto esaurito,   il direttore Manlio Benzi.

Il concerto che abbiamo ascoltato è stato quello di Ancona, dove  l’appuntamento rientrava  nel programma di Ancona Classica: una stagione di grande musica in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche, il Comune di Ancona e la Società Amici della Musica "Guido Michelli”

Scritto nel 1874 per commemorare, ad un anno di distanza dalla morte,  Alessandro Manzoni, che Verdi aveva conosciuto nel 1868 tramite la contessa Maffei, il Requiem ha il suo nucleo generatore nel Libera me, che Verdi  aveva già composto nel 1869, all’epoca del progetto mai realizzato  di scrivere insieme ad altri compositori italiani una messa in memoria di Gioacchino Rossini nel primo anniversario della morte. Il compositore ritornerà alla musica sacra nei suoi ultimi anni di vita, con i Quattro pezzi sacri pubblicati da Ricordi nel 1898.

Titanica la prova di Manlio Benzi,  soprattutto per la concertazione di masse costituite anche da musicisti non professionisti che si sono cimentati in una partitura di grande complessità tecnica ed espressiva: una vera e propria sfida che ha prodotto un risultato lodevole sia per qualità musicale che  per ambiziosità del progetto.

I solisti si sono distinti sia per la bellezza dei timbri vocali che per capacità interpretative, non solo nelle parti solistiche ma anche in quelle a due, tre e quattro voci, come Lacrymosa  e Offertorium,  resi in maniera molto intensa e con buon equilibrio vocale.   L’orchestra, all’interno della quale gli  studenti erano stati preparati con cura  nelle classi di musica di insieme dei conservatori, ha dato ugualmente una buona prova sotto la bacchetta esperta di Manlio Benzi, non nuovo a progetti didattici di ampio respiro che affiancano professionisti e non. Come si poteva immaginare l’anello più debole dell’esecuzione è stato il coro, non sempre equilibrato nei volumi, in lieve difficoltà nel contrappunto del Sanctus, ma in ogni caso lodevole per l’impegno in un’impresa non certo facile.

Bravi tutti, quindi, in particolare il direttore Manlio Benzi, esperto concertatore e grande divulgatore.