Il popolo di Baraka

Al Teatro Manzoni di Milano in scena la poetry militante di Amiri Baraka

Foto Marco Ferullo
Foto Marco Ferullo
Recensione
jazz
Aperitivo in Concerto Milano
27 Ottobre 2013
Poeta, scrittore, intellettuale a tutto tondo, nero americano orgoglioso, ancora appartenente alla schiera antagonista e intransigente di quel suo “popolo del blues”, formatosi sotto il tremendo giogo dell’oppressione bianca, “guerriero” indomabile. Amiri Baraka, classe 1934, ha ancora la forza vitale per girare il mondo con la sua coraggiosa e incalzante jazz poetry militante, intrisa di parole infuocate e taglienti contro un potere senza scrupoli, dal finto perbenismo, e ancora profondamente intriso di razzismo. Al Teatro Manzoni hanno accompagnato il suo lirismo fluviale e impetuoso, dal talking travolgente, a tratti simile a quello di un consumato shouter (se si considerano alcuni accenni al canto), quattro musicisti d’eccezione: René McLean al flauto, al sax alto e soprano, figlio del leggendario Jackie; D.D. Jackson al pianoforte; Calvin Jones al contrabbasso; e Pheeroan AkLaff alla batteria, già collaboratore di Wadada Leo Smith, Oliver Lake e Henry Threadgill. Un colto e avvolgente mainstream, il loro, capace di abbracciare la musica di artisti del calibro di Horace Silver e soprattutto John Coltrane e Thelonious Monk, tenendo ovviamente in conto sia la rivoluzione “linguistica” del bop, che ha dato il la al jazz moderno, sia le temerarie aperture stilistiche delle avanguardie storiche, per continuare a ricontestualizzare tutti gli elementi che compongono l’epica narrazione afroamericana. E allora spazio alla celebre e commovente "Lonnie’s Lament" di Coltrane o all’atipico e indimenticato blues "Misterioso" di Monk, ad interagire con la finale e politicamente più ribollente poesia di Baraka ("I Liked Us Better"), ma così come le avrebbero suonate Julius Hemphill o Don Pullen, Oliver Lake o Dave Burrell. Rigenerante in tempi di così profonda carestia morale.

Interpreti: Amiri Baraka: voce; René McLean: flauto, sax alto e soprano; D.D. Jackson: pianoforteCalvin Jones: contrabbasso; Pheeroan AkLaff: batteria.

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