Il fascino di My Fair Lady

Il musical al Teatro San Carlo di Napoli

My Fair Lady
My Fair Lady
Recensione
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Teatro San Carlo di Napoli
My Fair Lady
06 Febbraio 2018 - 14 Febbraio 2018

Guardavano tutti e due sbalorditi Eliza Doolittle, Mr. Higgins e il Colonnello Pickering, quando riusciva dopo ore ed ore, in perfetta pronuncia, "the rain in Spain stays mainly in the plane" - libretto e testi, divertentissimi, del geniale Alan Jay Lerner. Martedì 6 e fino al 14 Febbraio, il teatro di San Carlo di Napoli, straordinariamente ha messo in scena un musical, My Fair Lady, in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo. Ispirato al Pigmalione di George Bernard Shaw, con musiche di Frederick Loewe, My Fair Lady  debutta a New York nel 1956. Il Professore e il Colonnello scommettono, entrambi con la propria motivazione: il cinico Higgins, un Robert Hands che giganteggia in recitazione e canto, prova gusto nel trasformare un essere umano e la sua classe sociale, l'altro, Pickering interpretato da John Conroy, è mosso forse anche da un pizzico di amore, ma di certo dalla curiosità verso il linguaggio e l'uomo - tipico del colono britannico.       

Le scenografie sono di Gary Mc Cann, inglese, certo, per interni come lo studio di Higgins, altrettanto per esterni come il mercato dei fiori a Covent Garden. La tradizione vuole questo musical positivo, sorridente e umoristico, con un "happy ending" intenzionalmente facile, da fischiettare insieme a tutte le canzoni che lo compongono, ma strumentate con meticolosità classica, su motivetti come "a little bit of luck" cantata da Martyn Ellis in Alfred Doolittle, il padre, con verve, dialetto da working class e un pizzico di sincerità. Lei è Nancy Sullivan in Eliza Doolittle, minuta e forte, incisiva sia nella parola che nel timbro, inizia e finisce lo spettacolo da vera Lady. Costruito su di un susseguirsi di canzoni, con una drammaturgia spicciola, perché anche la regia di Paul Curran, semplice e sbarazzina coglieva con levità le confessioni disarmanti del musical: il bisogno di affetti, il denaro, la solitudine, l'amore. L'organico, minimo e timbricamente sfaccettato da ottoni e percussioni, è affidato ad una folta compagnia, eccellente, tutta inglese Freddy Eynsford-Hill - Dominic Tighe, Mrs. Eynsford-Hill - Gillian Bevan, Mrs. Pearce - Rachel Izen, Mrs. Higgins - Julie legrand, Harry - Lee Orsmby, Jamie - Harry Morrison. Donato Renzetti concerta con buon mestiere, ma defilato in songs in cui come sempre vince lo strumentista. Alla fine il tutto è una favola, un musical, in cui certi momenti funzionali al racconto mettono in evidenza l'esagerato spazio di una macchina teatrale quale il teatro d'opera, calcato per veri drammi, più consono il Sadler's Wells della Royal Opera House, se fossimo a Londra per intenderci. Al San Carlo il contrasto sociale tra i due mondi di classe è uscito poco tratteggiato. Ma questi sono dettagli, perché evviva, il teatro è fatto anche di questi spettacoli.

 

 

 

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