Il doppio Monteverdi di Anagoor

Il collettivo teatrale Anagoor mette in scena Il ballo delle ingrate e il Combattimento di Tancredi e Clorinda al Monteverdi Festival

Il ballo delle ingrate (foto Marco Ayala) Monteverdi Festival
Il ballo delle ingrate (foto Favotto)
Recensione
classica
Teatro Ponchielli, Cremona
Monteverdi Festival
19 Giugno 2021 - 25 Giugno 2021

Nozze fastose quelle fra Margherita, prima figlia femmina dopo tre maschi del duca Carlo Emanuele I di Savoia, e Francesco Gonzaga, figlio del duca Vincenzo I. Poco meno che diciannovenne lei, solo un paio d’anni di più lui. Matrimonio combinato, ovviamente, come d’uso fra famiglie nobili benedette dal nulla osta papale. A Torino si celebra il 10 marzo 1608 il legame fra i due rampolli fra feste e spettacoli e il 24 maggio le feste continuano a Mantova per due settimane con tornei, giochi e rappresentazioni diverse. Fra le attrazioni ci sono anche quelle con le musiche del maestro di cappella della corte mantovana, Claudio Monteverdi, con i versi di Ottavio Rinuccini: sua è l’Arianna che il 28 maggio si rappresenta con successo davanti a un pubblico di 6000 persone, e suo è il Ballo delle ingrate che si rappresenta con successo il 4 giugno con la partecipazione di sei cavalieri e otto dame oltre al duca Vincenzo e al novello sposo Francesco che prendono parte di persona alla rappresentazione.

Il balletto melodrammatico “in stile rappresentativo” è anche un monito a tutte le donne “ingrate”: si rinunci all’orgoglio e ci si conceda all’uomo se non si vuol finire agli inferi. Plutone in persona sollecita quelle donne orgogliose a meditare sul “tenebroso orror” dell’inesorabile condanna che le attende: “Vaglia timor di sempiterni affanni, se forza in voi non han sospiri e prieghi! Ma qual cieca ragion vol che si nieghi qual che malgrado alfin vi tolgon gli anni?” ed è il coro delle ingrate prossime al ritorno nelle tenebre a lanciare il monito: “Apprendete pietà, donne e donzelle!”

È un sofisticato gioco di specchi fra la spoglia verità della scena vuota e l’artificiosa opulenza delle immagini video che alludono a quello storico sposalizio alla fonte della composizione monteverdiana la chiave scelta dal regista, scenografo, costumista e videomaker Simone Derai del collettivo Anagoor per il Ballo delle ingrate andato in scena con il Combattimento di Tancredi e Clorinda al Teatro Ponchielli dopo l’Orfeo inaugurale nell’ambito dell’edizione 2021 del Monteverdi Festival.

– Leggi anche: Tutta la musica di Anagoor

Anche per questa nuova incursione nel teatro musicale barocco, Anagoor sceglie una drammaturgia fatta di immagini – quelle sempre bellissime fotografate da Giulio Favotto – che complementano e aprono prospettive “altre” alla semplice narrazione scenica. Qui la scena è fatta di un proscenio marcato da tubi fluorescenti e un semplice tappeto rosso sul quale agiscono gli interpreti vestiti di semplici uniformi sportive rosse per le divinità amorose e nere per Plutone e le ingrate, alle quali è tolta anche la dignità di un volto, seguendo una coreografia di gesti minimali e dal segno astratto. Il grande schermo che fa da fondale o, piuttosto, da finestra sul mondo rimanda le immagini bellissime di una scomposta danza dionisiaca, cui il “ralenti” conferisce un effetto oniricamente straniante, nella reggia mantovana davanti a una giovane dama di ieratica immobilità, la cui compostezza svela solo un velo di melanconia nello sguardo, sullo sfondo del “Corridor grande” della gonzaghesca Sabbioneta, pozzo profondissimo destinato a inghiottirla.

Salto spaziotemporale nella seconda parte della serata per il Combattimento di Tancredi e Clorinda, come il Ballo gioiello del monteverdiano VIII libro di madrigali guerrieri et amorosi. La distanza fra le due composizioni è di meno di 20 anni ma è enorme quella fra la vita presso la corte mantovana e il fermento culturale della cosmopolita Venezia dei primi decenni del Seicento. Qui non si celebra una festa ducale ma si intrattiene il patriziato ospite della sontuosa dimora del mecenate e politico di rango Girolamo Mocenigo presso San Stae nel Carnevale del 1626 con una vicenda raccontata in musica attraverso i versi del Tasso, che, oltre a commuovere molti presenti, fece sicuramente risuonare più di una corda politica nella Venezia secolare bastione della lotta contro l’Impero Ottomano.

Circostanze storiche che la stessa “finestra sul mondo” di Anagoor in questo caso ignora per rivelare le immagini di un combattimento fra schermidori fra paesaggi suburbani attraversati in moto e asettici interni contemporanei. Sulla scena, il pathos dello “stile concitato” della partitura monteverdiana è sterilizzato nell’immobilità dei tre interpreti in bianche tenute da schemidori in scena ma anche nei movimenti tecnici dei due atleti spadaccini del video. Non c’è sangue, non c’è una vittima sul campo, non c’è la conversione dello sconfitto alla fede del vincitore. Non c’è torsione di senso ma la pura descrizione di un moderno combattimento con l’eleganza di un esercizio di stile anagooriano.

Il combattimento (foto Marco Ayala) Monteverdi Festival
Il combattimento di Tancredi e Clorinda (foto Marco Ayala)

Ricca di pathos e di colori è invece l’esecuzione dei musicisti dell’ensemble il Pomo d’Oro guidati con gusto antico e perizia filologica da Francesco Corti, anche al cembalo. Soprattutto nel Combattimento l’ensemble fa risaltare la straordinaria varietà del lessico musicale monteverdiano, intrinsecamente drammatica e aderente ai versi del Tasso enunciati con cristallina sensibilità da Raffaele Giordani, al quale si uniscono Roberta Mameli, che regala a Clorinda spessore tragico anche in pochi versi, mentre Luca Cervoni come Tancredi sembra più aderente a un’espressione di maniera. Musicalmente meno pregnante sul piano espressivo è sembrato invece il Ballo, che contava sulle presenze sceniche di Giuseppina Bridelli e Sonia Tedla, rispettivamente Venere e Amore, di Davide Giangregorio, un Plutone vocalmente acerbo e dall’espressione monocorde, e dell’“ingrata” Cristina Fanelli, voce piccola ma di grande eloquenza emotiva.

Calda accoglienza da parte dei numerosi spettatori presenti in sala.

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