Ian Bostridge incanta il pubblico degli Incontri Asolani

In compagnia della pianista Saskia Giorgini, il tenore inglese ha inaugurato la Quarantaduesima edizione del festival con un programma liederistico tra Beethoven e Schubert

Saskia Giorgini e Ian Bostridge (Foto Claudio Sartorato)
Saskia Giorgini e Ian Bostridge (Foto Claudio Sartorato)
Recensione
classica
Chiesa di San Gottardo, Asolo
Saskia Giorgini e Ian Bostridge
01 Settembre 2020

Nell’affascinante cornice della chiesa trecentesca di San Gottardo, nel cuore di Asolo, martedì 1° settembre Ian Bostridge ha inaugurato la quarantaduesima edizione del Festival Incontri Asolani con un programma liederistico intitolato Il mio canto, libero. Un motto di sicuro evocativo, visto l’impegno a rilanciare la musica dal vivo in questo momento così complicato anche al di fuori delle grande città, ma che forse non riesce pienamente a veicolare l’idea di coraggio e libertà così come intesa dalla direzione artistica.

Completo di lino blu, il tenore inglese sale sul palco in compagnia della giovane pianista Saskia Giorgini, con la quale ha da poco inciso una nuova edizione discografica del ciclo Die schöne Müllerin di Schubert per l’etichetta Pentatone. Nonostante ciò, il concerto non propone la promozione del disco, bensì una serie intelligente di Lieder di più raro ascolto dell’amato Schubert e di un insolito Beethoven nell’anno dell’anniversario della nascita. Dai canti più intimi, come Adelaïde e il ciclo intitolato All’amata lontana, Ian Bostridge presta la sua voce, chiara e pulita da qualsiasi inutile fronzolo, fino alla Canzone della pulce, incanalando i toni ironici della filastrocca di Goethe in suoni volutamente nasali, come per il divertito incedere di Marmotte op. 52 n. 7.

Così dopo l’intervallo, divenuto ormai un lusso ai tempi del coronavirus, tenore e pianista tornano in scena per la parte dedicata ai canti di Schubert. Perfettamente a suo agio sul palco, Ian Bostridge plasma la sua voce al servizio dei testi di Goethe, dal canto concentrato di An den Mond all’incalzante Liebhaber in allen Gestalten, fino all’ipnotica Meeres Stille, teatralmente appeso con una mano al pianoforte, a capo chino e quasi fisicamente sbilanciato ma in piena sintonia con la pianista, alla quale riserva le migliori attenzioni.

Ai ripetuti cicli di applausi di un pubblico rimasto in religioso silenzio per tutta l’esibizione, Ian Bostridge regala Ganymed di Hugo Wolf, in contrappunto all’omonimo Lieder di Schubert che ha chiuso l’esibizione, come gradito fuori programma.

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