I ritmi minimalisti di Ikeda al Romaeuropa Festival

Oggetti curiosi ma poche novità in Music for Percussion 2

Music for percussion 2
Music for percussion 2
Recensione
classica
Roma, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Sala Petrassi
Ryoji Ikeda
30 Settembre 2022

Ma a far suonare in concerto dei metronomi non ci aveva già pensato György Ligeti nel 1962 col suo Poème Symphonique? Certo il mestiere del compositore potrebbe benissimo ritornare a modalità di un passato ormai lontano, quando Bach scriveva una cantata alla settimana, Telemann produceva dozzine di fantasie – mai però dozzinali – e Haydn si cimentava con decine e decine di sinfonie e quartetti per archi senza temere di ripetersi. A quel punto Ryoji Ikeda ogni anno potrebbe concepire almeno una nuova Music for percussione oggi, a distanza di quattro anni dal suo primo esperimento, potremmo trovarci ad ascoltare non la seconda bensì la quarta partitura con questo nome. L’artista giapponese, considerato uno dei più importanti pionieri della computer music e della musica astratta, sembra però interessato a un percorso di ricerca, si è fatto conoscere per le sue nuove soluzioni sperimentali e questo lo colloca in una condizione alquanto distante rispetto a quello degli illustri predecessori citati prima. La sua Music for percussion 2, presentata in prima nazionale nell’ambito del Romaeuropa Festival 2022, rischia dunque di farsi notare per ben pochi contenuti innovativi, perché di base ci sono soltanto le combinazioni minimaliste dei più disparati ritmi, magistralmente – questo va senz’altro sottolineato – gestite dai tre interpreti che, sul palcoscenico della Sala Petrassi, hanno adoperato, di volta in volta, libri, pezzi di carta, matite, righelli, palline da ping pong e palloni da basket, oltre ai citati metronomi (non cento come richiesto da Ligeti, bensì sei). Viene il dubbio a questo punto che tra il pubblico, generoso di applausi al termine della performance, vi fossero ben poche persone consapevoli dell’esistenza non solo del brano di Ligeti, ma anche di altre partiture che hanno fatto la storia musicale degli ultimi decenni, una per tutte Drumming di Steve Reich. Resta decisamente più interessante quello che Ikeda ha prodotto nel corso degli anni facendo ricorso all’elettronica, mentre il suo ricorso agli oggetti più disparati (ma appunto non nuovi) relega Music for percussion 2 nel campo del già sentito. Sempre che a produrre ritmi con un pallone da basket non si decida di mettere campioni del calibro di Michael Jordan o LeBron James.

 

 

 

 

 

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