I raffinati rusteghi di Livermore

Una produzione fresca e ben allestita per "I quatro rusteghi" di Wolf-Ferrari alla Fenice.

Recensione
classica
Gran Teatro La Fenice Venezia
Ermanno Wolf-Ferrari
26 Febbraio 2006
In tempo di carnevale la Fenice, con cadenza abbastanza regolare dal secondo dopoguerra, ripropone "I quatro rusteghi", impertinente e aggraziato lavoro del veneziano a metà Wolf-Ferrari. Un lavoro che si snoda tra sofisticati intrecci, sospiri, borborigmi, interiezioni, imprecazioni esilaranti, elementari barcarole folcloriche, esaltando il vernacolo della parola cantata accomodata da Pizzolato da un precedente adattamento di Luigi Sugana desunto dalla celebre pièce goldoniana, senza soluzione di continuità, in uno scorrere di arie, terzetti, quintetti e concertati a dieci. Sotto i nomi da farsa di Lunardo, Maurizio da le Strope, Simon Maroele e Cançian Tartuffola e del gruppo di donne furbette, posti in due blocchi contrapposti di voci, la commedia incanta ancor oggi. Davide Livermore ambienta il lavoro in una sorta di galleria Querini Stampalia, dove sono esposti ritratti e interni della vita privata veneziana: dame in dilatate "andriennes", "omeni" in velada, baùte ambigue. Una galleria museale visitata da turisti giapponesi, da una studentessa, da una donna delle pulizie dei nostri giorni secondo un gioco di ritratti da cui si vivificano le figure antiche che emergono come figure bidimensionali grazie a giochi computerizzati continuando a baruffare. Alla fine una gondola con tutti i personaggi chiude il lieto fine mentre un giapponese la fotografa e la incornicia, un'allusione alla Venezia attuale invasa dai turisti. Apprezzabile l'impianto scenico di Santi Centineo e belli i costumi di Giusy Giustino. Severini coglie le sfumature della partitura e la compagnia di canto dà accento ai personaggi. Lodevoli la torrenziale Felice di Giovanna Donadini e il Lunardo di Roberto Scandiuzzi. Applausi scroscianti.

Interpreti: Lunardo: Roberto Scandiuzzi (22, 24, 26) / Giovanni Tarasconi (23, 25); Margarita: Cinzia De Mola (22, 24, 26) / Marta Moretto (23, 25); Luçieta: Roberta Canzian (22, 24, 26) / Sabrina Vianello (23, 25); Maurizio: Dario Giorgelé; Marina: Marta Franco (22, 24, 26) / Nadia Vezzù (23, 25); Simon: Nicolò Ceriani; Cançian: Giovanni Tarasconi (22, 24, 26) / Franco Boscolo (23, 25); Il conte Riccardo: Antonio Lemmo; Filipeto: Emanuele D'Aguanno (22, 24, 26) / Enrico Paro (23, 25); Felice: Giovanna Donadini

Regia: Davide Livermore; Light designer Fabio Barettin

Scene: Santi Centineo

Costumi: Giusy Giustino

Orchestra: Orchestra del Gran Teatro La Fenice

Direttore: Tiziano Severini

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