Edgar, ossia L'immaginazione al potere

Prima rappresentazione moderna della versione originale in 4 atti della seconda opera di Puccini al Regio di Torino, ricostruita da Linda Fairtile sull’autografo. Gli atti II e IV provengono dalla collezione di autografi pucciniani della nipote Simonetta.

Recensione
classica
Teatro Regio Torino
Giacomo Puccini
25 Giugno 2008
Siamo abituati male. L'amalgama perfetto di musica e teatro sarà un pregio, ma ben vengano i difetti drammaturgici se sono vestiti della musica del primo Edgar, annata 1889 e in 4 atti, non l'opera nota fino a ieri, in 3 atti, frutto di una serie di maldestre revisioni. L'esuberante fantasia musicale del giovane Puccini sommerge il dramma: il risultato, in teatro, è una fantasmagoria neobarocca, sorta di Guillaume Tell fine ’800, in cui si colgono continui collegamenti, possibili e impossibili, con Wagner (Parsifal), Bizet, Mahler, Strauss, Ravel. Al tempo stesso, la prima versione anticipa passaggi di quasi tutto il Puccini successivo. E d'altronde il materiale motivico di ciascun atto sarebbe bastato per un'intera opera. L'atteso atto IV, mai ascoltato dopo il 1891, ha raccolto particolare successo. Il duetto d'amore è splendido e l'atto indispensabile. Coadiuvato dalle belle scene di Balò, il regista Lorenzo Mariani ha indovinato molto: suggestivo l'erotismo campestre dell'universo di Fidelia, col suo sfondo borghese (atti I e IV); riuscito il kitch dell'orgia al castello di Tigrana (atto II); sarebbe bastato osare di più nel rendere i repentini cambi di registro narrativo (elegiaco, grottesco, sublime), specie nelle irruzioni della zingara (che in 3 atti su 4 funge da “diabolus ex machina”), non abbastanza caustiche. Sul podio, Yoram David è subentrato all'ultimo a Lü Jia. Sul piano musicale, non tutto mercoledì era ancora a posto. Gli applausi più convinti li ha raccolti Amarilli Nizza, nell'atto III e alla fine. Anche in 4 atti, Edgar non diventerà un titolo popolare: richiede uno sforzo produttivo da grande teatro e l'occasione di vederlo a Torino non va persa. Ma perché quei tagli proprio nel presentare la versione originale?

Interpreti: José Cura (Edgar), Amarilli Nizza (Fidelia), Julia Gertseva (Tigrana), Marco Vratogna (Frank), Carlo Cigni (Gualtiero)

Regia: Lorenzo Mariani

Scene: Maurizio Balò

Costumi: Maurizio Balò

Orchestra: Orchestra del Teatro Regio

Direttore: Yoram David

Coro: Coro del Teatro Regio

Maestro Coro: Claudio Marino Moretti, Claudio Fenoglio

Luci: Christian Pinaud

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Milano: al Quartetto inizia un ciclo dedicato agli ultimi sei quartetti di Beethoven e ai sei di Bartók

classica

A Francoforte la ripresa del riuscito Rinaldo di Händel con Jakub Orliński protagonista e per Winter in Schwetzingen un nuovo allestimento de La verità in cimento di Vivaldi con qualche ombra 

classica

Wagner al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino