Dal film al concerto

La Scarlatti è ripartita

Antonella Monetti e Michele Signore
Antonella Monetti e Michele Signore
Recensione
classica
Villa Pignatelli
Cinematografo Viviani
07 Luglio 2020

Si è partiti nel cortile di Villa Pignatelli il 7 luglio all'insegna del cinema muto e musica con lo spettacolo Cinematografo Viviani, canzoni e film, per la ripresa dei concerti dell’Associazione Alessandro Scarlatti, dopo la lunga pausa imposta. Il post Covid-19 dell’Associazione napoletana mostra chiara la volontà di rimettersi in gioco, nel mare dei protocolli di sicurezza, con un inizio in rapporto tra musica e altri linguaggi artistici, dove il segno dell'invenzione concertante con le immagini crea appeal e trascina il pubblico.

Protagonisti Raffaele Viviani e Vincenzo Scarpetta, in due cortometraggi dal cinema muto napoletano, e Antonella Monetti e Michele Signore che rispettivamente con voce, fisarmonica e violino, mandolino, mandoloncello - hanno sonorizzato con autorevolezza Un amore selvaggio (1912) e Scarpetta e l’americana (1908). Il progetto, curato dalla ricercatrice Simona Frasca, è in collaborazione con la Cattedra di Scuola del Cinema Università Federico II, Cineteca di Bologna ed Eye Filmmuseum di Amsterdam. Questo concerto è stato dedicato da Signore alla memoria di Corrado Sfogli, chitarrista recentemente scomparso, che ha suscitato per decenni fieri assensi, di cultura musicale di grado molto superiore alla media, rispetto a ciò che è riconoscibile nel vasto mondo della musica napoletana.

 

I film sono tracciati su temi di amore, vendetta e comicità con ombre e malinconie. Meraviglioso per empito drammatico, non solo in “La canzone del picciuttiello” composta da Viviani, ed immedesimazione emotiva, salvo qualche passaggio nei brani più concitati, Signore è un orchestratore raffinato. Cioè, scolpisce in ritmo e polifonia il fraseggio. E quando Monetti accompagna le frasi con la fisarmonica, molto di più di quando primeggia con la voce, il tutto si trasforma in timbri pastosi. Nel duo, in particolar modo nelle canzoni composte da Signore, come il “Tema di Luisella”, quello che affiora è la naturalezza del gesto che sempre colpisce e rende tutto fluido e mai costruito. Laddove protagonista si innalza la voce di Monetti poi, attraverso sfumature e impasti inediti suonano con grande maestria, mirati - e Signore dà il meglio con il mandoloncello.

 

Mancavano forse più cambi di ritmo, da 2 a 3 ecc. e forse anche dei tamburi. Cambi repentini che dettano spesso le atmosfere del film.  Nell’insieme giovava però la “Tarantella Segreta”, sempre di Viviani, che è stata possente e voluminosa, balzante e divertente come la successiva “Cantata per il morto di fame” - a tratti astrusa - in particolare sugli acuti. Signore, invece, dedica ai personaggi dei veri e propri temi – quasi leitmotiv – con effetto moderno di colonna sonora.

Il tutto eseguito con i giusti tempi, sempre a seguire lo schermo, per motivi intrinseci al ritmo ed agli incastri con le immagini in movimento. Tanti applausi per entrambi. Suonano passionali, sanguigni e drammatici dall'inizio alla fine, particolarmente in “Miss mia cara miss” di Antonio de Curtis, dissacrando quasi la retorica della canzone napoletana, con maestria e audacia.  Pubblico esaltato. Ed in bis, il duo reinventa “Attenti alle donne” di Mario Pasquale Costa in tutte le sue possibili sfumature ironiche.   

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