Chailly alla francese

Filarmonica della Scala con Messiaen e Ravel

Chailly e la Filarmonica della Scala
Chailly e la Filarmonica della Scala
Recensione
classica
Teatro alla Scala, Milano
Chailly e la Filarmonica della Scala
15 Gennaio 2024

Il programma scelto da Riccardo Chailly per inaugurare la stagione della Filarmonica della Scala ha dimostrato di quali sottigliezze e agilità sia capace l'organico sotto la sua guida, ma è risultato anche un invito a meditare su quanto accade nel mondo. Il primo brano, Et expecto resurrectionem mortuorum di Messiaen è stato scritto in memoria delle vittime della Seconda Guerra Mondiale, trait d'union con l'attualità più che evidente e dichiarazione di come la musica non possa sottrarsi alla realtà del presente. L'impressionante e a volte quasi insostenibile volume dei fiati e delle percussioni ha risuonato in sala come un monito a cui è difficile sottrarsi, anche se lo spettatore può essersi divertito a vedere in azione campane, campanacci, gong, tam-tam e quanto la storia della musica ci ha tramandato. Di seguito Une barque sur l'ocean  di Ravel, brano orchestrato dallo stesso compositore da uno dei suoi Miroirs per pianoforte; con l'alternarsi spettacolare di sonorità cupe e esplosioni scintillanti ha illustrato i pericoli della navigazione nella tempesta, forse una tacita allusione alle barche dei disperati che cercano salvezza sulle nostre coste. In chiusura le due suites di Daphnis et Chloé di Ravel hanno offerto un'oasi di pace e di amore, ma solo in parte rasserenante perché l'esecuzione di Chailly ha privilegiato asprezze petrose, più granitiche che sognanti, come se si fosse creata un'osmosi sotterranea con le tragiche durezze del precedente brano di Messiaen che non lascia speranza all'utopia. Un collegamento fra i due compositori per altro evidente quando le voci del flauto e del violino in Ravel evocano la magia dell'alba col canto degli uccelli che sembrano anticipare le composizioni di Messiaen a loro dedicate, in quanto maniacale catalogatore di tordi, fringuelli e volatili di tutto il mondo.

A fine serata lunghi applausi per la Filarmonica e Chailly, che ha insistito a ringraziare le prime parti e naturalmente l'orchestra tutta. 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

Un successo alla Semperoper di Dresda per la nuova opera di Detlev Glanert Die Jüdin von Toledo ispirata a una tragedia del 1855 dell’austriaco Franz Grillparzer

classica

Napoli: da Reich a Battistelli

classica

Milano: il nuovo direttore della Sinfonica di Milano