A Bruxelles la rara “Céphale et Procris”

L’opera barocca di Elisabeth Jacquet de la Guerre dopo Bruxelles viene proposta a Namur e a Versailles

“Céphale et Procris” (Bozar, Bruxelles)
“Céphale et Procris” (Bozar, Bruxelles)
Recensione
classica
Bruxelles, Bozar
Céphale et Procris
19 Gennaio 2023

Una rarità che val la pena di riscoprire, indicata come la prima opera scritta in francese da una donna, la versione integrale in forma di concerto è stata proposta al Bozar di Bruxelles dall’ensemble “a nocte temporis”, guidata dal belga Reinoud Van Mechelen con il Choeur de Chambre de Namur, rivela una composizione raffinata e interessante da molti punti di vista. Si sa che Élisabeth Jacquet de la Guerre (1665-1729), figlia di musicisti, è stata un talento precoce tanto da essere presentata già all’età di otto anni a Luigi XIV che la proteggerà tutta la vita, e Céphale et Procris, rappresentata nel 1694 a Parigi per l’ Académie royale de musique al Théâtre du Palais-Royal ne testimonia il valore e la capacità di scrivere un’opera, oltre i tanti eleganti pezzi per clavicembalo e le cantate per cui oggi è ricordata. Se il modello è quello allora dominante della tragédie lyrique così come definita da Lully, Elisabeth Jacquet de la Guerre non ha avuto paura di andare oltre, con una scrittura sempre brillante, sospesa tra reminiscenze colte sacre e profane e una più moderna libertà e complessità che già sembra anticipare Rameau. Un prologo e cinque atti con movimenti ampi e tempi che si succedono vari e ben articolati, a tratti morbidamente trascinanti, altri sono quasi celestiali, o ancora tempestosi quando descrivono gli Inferi. Per raccontare in due ore e mezzo di spettacolo il dramma della gelosia attraverso il mito, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, dell’amore infelice tra re Cefalo e la principessa Procri.

Elisabeth Jacquet de la Guerre
Elisabeth Jacquet de la Guerre

All’epoca l’opera fu rappresentata solo poche volte, ma questa era la regola per tutti i lavori scritti subito dopo Lully che non riuscivano a scalfire la preferenza del pubblico per le opere del maestro. In più, in particolare, a Céphale et Procris si rimproverava il libretto infelice di Joseph-François Duché de Vancy con l’introduzione di momenti comici quando la tragédie lyrique non prevedeva tale commistione di generi. L’intreccio appare poco chiaro, con tanti personaggi, forse troppi, e la versione per concerto al Bozar non ne ha aiutato la comprensione, sarebbe stato utile caratterizzare un minimo igli artisti per rendere distinguibili, anche perché alcuni di loro hanno cantato più ruoli. Dell’opera esiste già un’edizione del 2008, ma la sfida adesso è stata quella di ricostruire e proporre anche le parti intermedie mancanti, a cura di François Saint-Yves, e ne sarà fatta una nuova registrazione. L’iniziativa è del tenore e direttore d’orchestra belga Reinoud Van Mechelen, che è stato il fondatore nel 2016 del gruppo a nocte temporis, che qui dirige l’orchestra e contemporaneamente interpreta il ruolo principale di Céphale, quest’ultimo reso in modo molto passionale, ma a tratti fin troppo concitato. Belle le voci femminili: si distingue la canado-macedone Ema Nikolovska come la dea Aurore, giovane ma già con ottime capacità interpretative che ha saputo rendere vivo e vibrante il suo personaggio, e poi brave anche i tre soprano belgi Déborah Cachet come Procris, Lore Binon sia come Flore che Dorine, Gwendoline Blondeel nel ruolo sia di Iphis che della Prêtresse. Il baritono argentino Lisandro Abadie, prima Pan e poi Borée ha bel timbro, inizia con qualche incertezza ma migliora molto nella seconda parte della serata; ancora molto giovani ma promettenti gli altri solisti maschili. Il Choeur de Chambre de Namur conferma la sua fama, è preciso e compatto; un meritatissimo plauso anche a tutti i musicisti di a nocte temporis che hanno ben saputo fare rivivere tale perla barocca.

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