Bach e Pasolini al Teatro Olimpico di Vicenza

Il reading-concerto con le voci di Sollima, Tchakerian e Musso

Giovanni Sollima e Sonig Tchakerian
Giovanni Sollima e Sonig Tchakerian
Recensione
classica
Teatro Olimpico di Vicenza
Prima il silenzio, poi il suono, o la parola
03 Giugno 2022

Tre voci: il violoncello di Giovanni Sollima, il violino di Sonig Tchakerian e le corde dell’attrice Giuliana Musso. Baritono, soprano e contralto, in estensioni che si allargano e si intrecciano in letture, canti, controcanti e contrappunti: «Prima il silenzio, poi il suono, o la parola», dove il rapporto tra musica e poesia sta nell’analogia, «del resto umana, di tramutare il silenzio in discorso». Il “Ciclo Bach” delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, nel binomio Kantor di Eisenach e Poeta Corsaro a cento anni dalla nascita, è stato il motivo di un appuntamento corale, dove le letture di passi scelti dall’opera del Pasolini saggista, romanziere e poeta, si sono mimetizzate nell’opera anfibia del Bach camerista. Un reading-concerto, un recital non nel senso canonico ma di più voci che costano «quell'ostinata attenzione del cuore e della mente», per riprendere ancora citazioni di Pasolini su Bach e la musica.

Passi e brani scelti con attenzione, tanto quanto la loro messa in voce, restituiti ad arte da tre interpreti che si sono trovati, ritrovando col loro incontro quell’«infinità che è in noi e in tutte le cose terrene». Sensi di immensità e concretezza arrivati ad un pubblico attento e preso, che solo nel finale si è lasciato in un lungo applauso liberatorio di appagamento pieno.

Lo “Studio sullo stile di Bach”, con l’analisi del Siciliano del giovane Pasolini friulano, negli anni dell’”Academiuta” a Casarsa insieme alla violinista Pina Kalč, slovena profuga che gli fece conoscere Bach, è stato il preludio coronato dall’esecuzione, delicatissima e sussurrata, di Sollima della Sarabande dalla “Suite in do minore BWV 1011”. Poi Giuliana Musso ha detto di cinema, leggendo dai “Saggi sulla letteratura e sull’arte” le riflessioni dell’intellettuale dietro la macchina da presa, dove «la musica assolve una funzione estetica, al limite ‘estetizzante’», ripercorrendo la scena della zuffa in “Accattone” e la ricerca dell’epico-religioso attraverso la Passio di Bach.

“Pasolini Fragments”, per violoncello solo e due archetti di Giovanni Sollima, opera distropica e ostinata del 1998 che quella rissa, e quella che ha portato Pasolini alla morte, le rivela in un impeto sacrale, ha chiuso il secondo quadro aprendo il terzo, ampio, iniziato con la lettura dal terzo capitolo del romanzo “Una vita violenta”. Tommaso è ricoverato per tubercolosi, sogna disturbato, ha distorte visioni che l’esecuzione della Ciaccona dalla “Partita in re minore BWV 1004”, negli arrangiamenti per violino e violoncello di Viktor Derevianko, ha restituito in un tramare polifonico di temi affidati alle perizie di Sonig Tchakerian contrappuntati da Sollima, insieme in un duo complice di “disperata vitalità”.

Ancora Tommaso e l’echeggiare di campane di morte, poi la prima esecuzione assoluta di “Monodia” per violino solo di Tigran Mansurian. Composizione dal forte sapore modale, mistica. Un ductus melopico, tra suoni caldi, pizzichi, arpeggi e flautati, evocazioni di antiche lodi armene che Tchakerian ha magistralmente reso, dando forma ed emozione a quest’opera di difficile esecuzione, pregna di sentimento, iniziando così l’epilogo. Un ciclo dalle “Invenzioni a due voci BWV 772”, con le parti affidate al violino e al violoncello, illuminante, tra poesie in lingua friulana ed italiana da “La nuova gioventù”, benissimo recitate da Giuliana Musso che il friulano lo conosce e lo ha dimostrato, particolarmente perita in quello del Pasolini nella variante di Casarsa.

Infine il congedo, ripreso nel bis, richiamate le tre voci da lunghi applausi sul palco: «E jo ciaminarai / lizèir, zint avant, sielzìnt par sempri / la vita, la zoventùt». (E io camminerò / leggero, andando avanti, scegliendo per sempre / la vita, la gioventù).

 

 

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