Astuzie femminili allo specchio

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Recensione
classica
Gran Teatro La Fenice Venezia
Wolfgang Amadeus Mozart
11 Febbraio 2005
Poco poteva aver intuito il dodicenne Mozart della drammaturgia complessiva e degli intrighi d'amore degli adulti, allorché si trovò, per ambizione del padre Leopold, a misurarsi per la prima volta con l'opera buffa italiana e con un libretto di Coltellini che riprendeva una giravolta di mire matrimoniali burlesche tra sorelle, fratelli e servi. Nato in laguna dalla presunta penna di Goldoni o forse di Gasparo Gozzi, il delizioso plot vi approda per la prima volta oggi, nel 2005. Inedita per Venezia e scarsamente nota al pubblico italiano, la "Finta semplice", pur citando nel libretto il 1768, anno della sua stesura e della sua tanto caldeggiata rappresentazione viennese a tutti i costi, rappresentò un boccone amaro per i due Mozart, che l'infilarono nel loro baule sino all'anno seguente, quando finalmente a Salisburgo le assimilazioni teatrali buffe all'italiana, allora in voga, poterono realizzarsi sulle scene. La compilazione istintuale dell'enfant prodige è comunque straordinaria nel dominare le più varie influenze e codici stilistici coevi. Che ne sapeva Mozart a dodici anni dell'amore, delle astuzie femminili? Eppure dal suo copione musicale ne esce una galleria di convenienze teatrali rifinite, di arie, cavatine, recitativi e finali dal ritmo accelerato. Dunque nessun stravolgimento registico da parte di Marco Gandini, che ha rispettato il contesto mozartiano che avviluppa questa storia di abili femmine e di allocchi che capitolano. Quindi costumi settecenteschi raffinatissimi (anche nelle tinte) ideati da Maurizio Millenotti, che rammentano il neorealismo delle silhouettes alla Brunelleschi. E come ingabbiare il tempo se non in una specie di serra/gabbia perpendicolare e sghemba, in cui il gioco di specchi sottolinea le trappole tese ai quattro sempliciotti giovani dalle figurine femminili un tantino cancherette? Si muove bene tra le scene di Italo Grassi il cast giovane e promettente: la stuzzicante Rosina con le arie più astratte (Elena de la Merced), la patetica Giacinta (Silvia Tro Santafé), la servante brillante vocalmente non sempre omogenea (Gemma Bertagnolli), il buffonesco e baritonale Cassandro (Giorgio Caoduro), il sempliciotto Polidoro che si accontenta alla fine della compagnia di un cane vero (Stefano Ferrari), lo spavaldo Fracasso che usa talora troppo apertamente i mezzi tenorili (Filippo Adami). Scintillante l'esecuzione orchestrale ottenuta da Giuliano Carella, instancabile animatore del ritmo e perfetto regolatore delle non facili scene d'insieme di questa vitalissima commedia.

Interpreti: de la Merced, Ferrari, Caoduro, Bertagnolli, Tro Santafè, Adami, Esposito

Regia: Marco Gandini

Scene: Italo Grassi

Costumi: Maurizio Millenotti

Direttore: Giuliano Carella

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