Alla Monnaie è tornato per una sera Antonio Pappano

Grande successo per la Winterreise versione Zender

Pappano e Bostridge
Pappano e Bostridge
Recensione
classica
La Monnaie, Bruxelles
Pappano e Bostridge
19 Dicembre 2022

Per celebrare i 250 anni dell’Orchestra Sinfonica della Monnaie, nata nel 1772, sono stati programmati una serie di concerti e richiamati a Bruxelles i suoi direttori musicali degli ultimi tempi. Così, dopo  il maestro Kazushi Ono, è tornato Sir Antonio Pappano che è stato direttore musicale de La Monnaie per dieci anni, dal 1992 al 2002.  Ma se il programma originale prevedeva il Winterreise di Schubert per cantante e pianista, alla fine è stata eseguita la versione orchestrale scritta da Hans Zender (1936-2019) nel 1993, con Pappano a dirigere la Monnaie Chamber Orchestra, ed è stata un’interessantissima opportunità di sentire il maestro alla prese con tante sonorità differenti da integrare. Il risultato è stato entusiasmante, di grande ricchezza e compattezza, una piccola grande lezione di direzione. Come si sa, Zender non si è limitato a proporre un’orchestrazione del Winterreise di Schubert ma ne ha fatto più una interpretazione-composizione che ha attualizzato il romanticismo del ciclo con, ad esempio, introduzione lunghe dei singoli lied per creargli intorno un contesto ancora più complesso ed adatto a parlare all’uomo di oggi, sopratutto utilizzando strumenti musicali più moderni o popolari come la fisarmonica, la chitarra, le percussioni, le nacchere, solo per citarne alcuni, od anche il bastone della pioggia, oppure l’eliofono per simulare il vento nel suggestivo finale. Anche la parte vocale, affidata al tenore inglese Ian Bostridge, arriva da una parte a lasciare il canto per un parlato aggressivo, dall’altra amplifica alcune delle frasi più gravi con un microfono a gelato. Bostridge è un grande specialista di tale ciclo di 24 lieder, anche della versione Zender, che raccontano il vagare di un viaggiatore solitario attraverso un paesaggio invernale ghiacciato, come quasi congelato è anche il suo cuore. Il tenore inglese li canta da trent’anni, e li vive e li trasmette intensamente, con mille sfumature di emozioni e colori, lo sforzo vocale è notevole, l’estensione sollecitata molto ampia, il risultato è davvero una grande interpretazione. Se la voce rivela ogni tanto qualche difficoltà è, in fondo, anche funzionale alla storia raccontata e l’inevitabile disomogeneità a tratti di timbro e volume,  risulta infine essere un ulteriore elemento arricchente l’interpretazione che qui non si vuole assolutamente tecnicamente perfetta quanto espressiva al massimo. E l’intesa tra Pappano e Bostridge è strettissima, cementata da lunghi anni di lavoro insieme, non è necessario il gesto, Pappano lo dirige con lo sguardo. L’introduzione al primo Lied, Gute Nacht, sono delle lievissime battute piano piano sempre più forti, dal carattere novecentesco, e poi si nota chiaro il richiamo alle sonorità tipiche del circo o del cabaret, poi il maestro con grande naturalezza ci fa subito però anche scivolare indietro verso pagine decisamente romantiche dove le melodie di Schubert ritornano protagoniste, sono i dolci momenti dei ricordi,  per riportarci con altrettanta velocità, come il turbine evocato in Die Wetterfahne,  ma con grande senso della misura verso strumentazioni moderne e parti anche dissonnanti, il tutto sempre meravigliosamente fuso in un tutto organico dalle mille sfaccettature sottolineati da tempi precisi ed accenti ben marcati. Negli ultimi lieder, infine, la voce di Bostridge, oramai ben scaldata, dona anche dei momenti di grande morbidezza di canto, sempre però in un contesto di grande eterogeneità vocale e strumentale perfettamente calibrata, per evocare in conclusione, in modo moderno, il soprannaturale, i folletti che sono oggi il nostro inconscio, il diritto all’illusione-speranza. Ottima prova della Monnaie Chamber Orchestra in una partitura, ma anche direzione, che valorizza molto anche il contributo personale dei musicisti dei tanti diversi strumenti. Applausi calorosissimi, per finire, com’era naturale dato il livello dell’esecuzione.

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