Ad Anversa la sorpresa di Ombra

Nuova creazione di Alain Platel che mescola danza e voci

Ombra
Ombra
Recensione
classica
Opera Ballet Vlaanderen
Ombra
30 Marzo 2024 - 05 Agosto 2024

L’8 marzo scorso sono stati dieci anni dalla scomparsa del belga Gerard Mortier, leggendario direttore della Monnaie di Bruxelles e della fiamminga Opera Ballet Vlaanderen, ma anche dell’Opéra national de Paris, del Teatro Real di Madrid, del Festspiele di Salisburgo e Ruhrtrienale. La nuova creazione mondiale Ombra di Alain Platel è innanzitutto una produzione omaggio a Mortier, alla sua visione avanguardista del teatro musicale, caratterizzata dall’intersecarsi delle diverse arti, che è anche appieno lo spirito dell’Opera Ballet Vlaanderen dove il balletto ha pari importanza delle voci e dell’orchestra. Un’impostazione in linea anche con il precedente lavoro di Alain Platel, che pure tanto deve a Mortier, quel C(H)OEURS 22 con le musiche di Wagner e Verdi, che ha raccolto tante recensioni positive. Il titolo del nuovo spettacolo si riferisce all’aria 'Ombra mai fu' da Serse di Händel e il compositore Steven Prengels, collaboratore da tempo di Alain Platel, ha creato una base musicale ibrida, ispirata a brani anche di Bach, Mozart e  Beethoven, a volte solo lontane citazioni, utilizzando pure motivi dello statunitense Samuel Barber e del cantautore congolese TK Russell presente in scena. Ed è proprio a TK Russell di intonare in modo inusuale, con un registro ampio, la dolcissima aria del Serse dopo un inizio caratterizzato da un lungo silenzio, la prima di una lunga serie di scelte che prendono in contropiede lo spettatore che è continuamente sorpreso da uno svolgimento inaspettato del lavoro, con le citazioni musicali che sembrano procedere innanzitutto per contrasto. Nell’aria del Serse si aggiunge il coro, un popolo assai eterogeneo raccolto intorno aI grande albero concepito dall'artista belga Berlinde De Bruyckere che domina la scena, senza foglie e ricoperto da brandelli di coperte. Da sempre l’albero è stato considerato come luogo di ritrovo e di rifugio, e qui vuole essere anche, con i suoi diversi rami, una metafora dell'eredità artistica poliedrica di Mortier. Ma l’albero non è solo un elemento della scenografia carico di significati, diventa lui stesso palcoscenico, la base intorno al quale sono costruiti diversi momenti coreografici a volte sospesi, con la danza che cede il posto all’acrobazia. Ballerini che hanno pure una voce, anche se limitata a delle grida o a dei sussulti irrefrenabili. La parte musicale è ben assicurata dal maestro Marc Piollet che ha saputo fondere stili diversi e integrarli con rumori d’ambiente, della natura e della nostra civiltà, con le immancabili sirene d’allarme, guidando con sicurezza l’Opera Ballet Vlaanderen Symphony Orchestra sul terreno della contaminazione di genere. Notevole la prestazione del Coro, che regala momenti di forte vibrazione all’unisono, preparato da Jan Schweiger e coinvolto pure nelle coreografie che ha fatto suoi molti movimenti della lingua dei segni, i coristi quindi “cantano” anche con le loro braccia. Man mano che si procede si scopre anche che l’albero non è immobile, si sta curvando verso il basso lasciando fuoriuscire sempre più il bulbo delle sue radici, altra metafora sembra della natura che rischia di morire sotto l’azione dei uomini che appaiono preda ad un’isteria convulsa e senza senso. Ma quegli stessi uomini infine cercheranno quasi di confortare l’albero con altre coperte, con un nuovo ritrovato un’unità d’intenti, anche se un ballerino appollaiato su un ramo continua a muoversi secondo solo il suo input interiore. “Soave sia il vento” da Cosi fan tutte di Mozart è l’ultimo brano e regala alla sala una,  nuovamente inaspettata, serenità,  è il commovente, speciale, omaggio finale a Mortier. Ombra è il frutto di un lavoro creativo collettivo del regista con tutti gli artisti coinvolti ed il risultato è evidentemente molto personalizzato sui singoli. Platel ha lavorato in collaborazione con i coreografi ospiti Mélanie Lomoff e Luis Marrafa e ogni singolo componente del corpo di ballo ha, al contrario del coro compatto,  il suo momento per esprimersi individualmente in scena. Tutti gli stili sono mescolati, nella musica quanto nella danza, con le punte indossate con humour anche dai ragazzi e un improbabile passo a due tra innamorati che strappa anche molte risate. I componenti del corpo di ballo meritano tutti che il loro nome sia citato: Zoë Ashe-Browne, Claudio Cangialosi, Morgana Cappellari, Nelson Earl, Christina Guieb, Misako Kato, Morgan Lugo, Austin Meiteen, Ester Pérez, Niharika Senapati, Louis Thuriot, Lateef Williams, Towa Iwase. Alla fine della prima mondiale, il lavoro è stato salutato da una calorosissima standing ovation. 

 

 

 

 

 

Se hai letto questa recensione, ti potrebbero interessare anche

classica

I poco noti mottetti e i semisconosciuti versetti diretti da Flavio Colusso a Sant’Apollinare, dove Carissimi fu maestro di cappella per quasi mezzo secolo

classica

Arte concert propone l’opera Melancholia di Mikael Karlsson tratta dal film omonimo di Lars von Trier presentata con successo a Stoccolma nello scorso autunno

classica

Piace l’allestimento di McVicar, ottimo il mezzosoprano Lea Desandre