A Parigi è aperta la successione a Lissner

Sul tavolo del neo-ministro della Cultura francese Franck Riester la nomina del successore di Stéphane Lissner all’Opéra National de Paris nel 2021 

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Stéphane Lissner
Stéphane Lissner

Dopo mesi di incertezza, in settembre è arrivata la decisione del Ministero della Cultura di non rinnovare il mandato all’attuale direttore dell’Opéra national de Paris Stéphane Lissner oltre la scadenza 31 agosto 2021. Arrivato alla guida del massimo teatro lirico francese nel 2014, un anno prima del previsto a causa delle dimissioni per motivi di salute del predecessore Nicolas Joel, la nomina di Lissner era già stata oggetto di una deroga allo statuto del teatro (attraverso un decreto legge ad hoc) per consentire l’allungamento a sette dei sei anni stabiliti dallo statuto del teatro per il mandato del direttore. Un secondo mandato a Lissner avrebbe significato un nuovo intervento legislativo ad personam per consentire una deroga all’articolo dello statuto che stabilisce l’età di pensionamento a 65 anni dei funzionari pubblici poiché Lissner nel luglio del 2021 avrà compiuto 68 anni. A complicare il quadro, un rapporto della Corte dei Conti sull’Opéra che raccomandava di “limitare la consuetudine di modifiche regolari del decreto statutario per adattare intuitu personae la durata del mandato del direttore.” L’esperienza all’Opéra de Paris del prestigioso manager della cultura Stéphane Lissner, dopo il parigino Théâtre Châtélet, il Festival di Aix-en-Provence, il Théâtre des Bouffes du Nord, al fianco di Peter Brook, e il Teatro alla Scala, sembra dunque difficilmente poter proseguire oltre il 2021, poiché una nuova nomina a 68 anni, tanti ne avrà Lissner allora, appare un ostacolo non facile da aggirare.

Ostacoli legali a parte, qualcuno azzarda che Stéphane Lissner abbia più di un nemico nell’Elysée a guida Macron. Uno fra tutti: il potente capo della comunicazione del Presidente, Sylvain Fort, noto melomane e già caporedattore del battagliero sito Forum Opéra, mai tenero con la gestione Lissner. Solo lo scorso 5 settembre, in una “breve” pubblicata nel sito a firma di Christophe Rizoud, il non rinnovo del mandato a Lissner veniva descritto come “una decisione che appare come la sanzione di un bilancio modesto.” Interessante invece come lo stesso Fort nel 2011 nello stesso sito invocasse maggiore trasparenza nelle nomine dei teatri lirici francesi: “È ora di finirla con il mito dell’uomo della provvidenza uscito dalla fronte dei vari ministri della Cultura. Occorre superare un concorso per essere secondo basso nel coro: perché il direttore del teatro dovrebbe essere nominato sulla base della reputazione e della buona fede? Adottiamo questa logica di competizione, di progetto e di partecipazione collettiva nella nomina dei direttori dei teatri lirici.” 

Nel frattempo, al Ministero della Cultura si segue con la metodologia tradizionale e si cerca un candidato dal “profilo internazionale” per succedere a Lissner alla guida di una delle più importanti aziende culturali in Europa, con un bilancio di 220 milioni di euro (di cui 93 milioni di sovvenzioni statali), 1700 dipendenti, un’orchestra sinfonica, un corpo di ballo (con prestigiosa scuola di balletto) e due sedi, cioè l’Opéra Bastille con 2745 posti solo nella sala principale e lo storico Palais Garnier con 1900 posti. Dopo le recenti dimissioni della ministra Françoise Nyssen, già editrice di Actes Sud e rappresentante della società civile, il complesso dossier è passato al neo-ministro Franck Riester, fresco macroniano proveniente dalla destra dei Républicains e dal 16 ottobre approdato alla guida di rue de Valois.

Da tempo i nomi per la successione circolano copiosi ma due sono quelli descritti come ideali: il belga Serge Dorny, attualmente all’Opéra de Lyon e il francese Dominique Meyer, fino al 2020 alla Staatsoper di Vienna. Peccato che entrambi siano fuori dai giochi: nel 2021 Dorny è atteso all’Opera di Stato Bavarese e, da “uomo di parola”, ha già fatto sapere che non intende stracciare il contratto, e per Meyer si riproporrebbe il problema dell’età (avrebbe 66 anni nel 2021). Fra chi si augura un rinnovamento generazionale anche all’Opéra de Paris sulla scia della Presidenza più giovane della recente storia repubblicana si pensa piuttosto a Olivier Mantei, attualmente all’Opéra Comique, a Eva Kleinitz, all’alsaziana Opéra national du Rhin, a Caroline Sonrier, all’Opéra de Lille, a Jean-Louis Grinda, alle Chorégies di Oranges e all’Opéra di Montecarlo, ma soprattutto a Christophe Ghristi, da poco approdato alla direzione artistica del Théâtre du Capitole di Tolosa. Qualcuno però guarda oltre confine e fa i nomi dello spagnolo Joan Matabosch del Teatro Réal di Madrid, del belga Peter Caluwe del Théatre de la Monnaie di Bruxelles, dell’olandese Sophie de Lint in partenza da Zurigo per Amsterdam per succedere a Pierre Audi, oppure dei tedeschi Christine Scheppelmann con esperienze a San Francisco, Muscat e Barcellona, Viktor Schoner appena approdato all’Opera di Stoccarda, e Alexander Neef a Toronto e a Santa Fe ma con solide radici europee. Lontanissimi ormai i tempi di Massimo Bogianckino, direttore dell’Opéra de Paris fra il 1983 e il 1985 (prima di essere eletto sindaco di Firenze), i candidati italiani sono del tutto assenti nel borsino delle scommesse. 

La corsa è appena cominciata e si annuncia ricca di sorprese.

 

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