Jesi tra Festival e Stagione Lirica

Il Festival dal 22 agosto si intitola "Tutti per uno"

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Pietro De Maria
Pietro De Maria

 Dopo la felice anteprima primaverile con Notte per me luminosa di Marco betta, La Fondazione Pergolesi Spontini riapre le porte del teatro “Pergolesi” di Jesi con il consueto Festival, dal 22 agosto al 2 ottobre, quest’anno intitolato “Tutti per uno”, in nome della condivisione, della solidarietà e della vicinanza attraverso la musica e la cultura, e con la 54^ stagione lirica di tradizione, da agosto a dicembre. Si riparte pieni di entusiasmo con un fittissimo calendario che prevede 22 appuntamenti nel Festival (tra cui due prime assolute con musiche d’oggi e una prima esecuzione in epoca moderna con pagine inedite da Gaspare Spontini) e da 12 recite in Stagione Lirica per 6 titoli d’opera (uno dei quali pergolesiano), un recital lirico e un evento di danza.  A latere degli eventi teatrali altre iniziative, tra cui la prima edizione del “Concorso Josef Svoboda” per scenografi e costumisti aperta ai neolaureati delle Accademie di Belle Arti di Macerata e Bologna (partner del progetto), ed un grande evento espositivo, la mostra itinerante “Free hugs. L’abbraccio a fumetti” dal 3 settembre al 10 ottobre presso Palazzo Bisaccioni di Jesi. Apre il festival un concerto con Stefano Bollani con il contrabbassista Gabriele Evangelista e il batterista Bernardo Guerra; di sicuro richiamo anche l’appuntamento con la tromba di Paolo Fresu insieme al bandoneonista marchigiano Daniele Di Bonaventura. Due gli omaggi a Dante, in occasione dei 700 anni dalla morte: il 4 settembre,  con la prima esecuzione assolutae nuova commissione del Festival dal titolo “Letture e musica dalla Divina Commedia”,  con l’attore Giorgio Colangeli e la violinista Francesca Dego, che suona un prezioso violino Francesco Ruggeri (Cremona 1697);  e il 22 settembre, in occasione delle festività del patrono della città, San Settimio, con “Dante in musica”, tratto dall'opera “La Divina Commedia Opera Musical”   musiche di Marco Frisina e  regia Andrea Ortis, spettacolo che racconta il viaggio di Dante attraverso i tre mondi ultraterreni, proponendo l’utilizzo del testo originale in  dimensione scenica. Altra nuova commissione del Festival, in prima esecuzione assoluta, è Sandtrack (29 agosto Piazza Federico II Jesi), una performance che unisce l’animazione con disegni di sabbia di un sand artist, con l’esecuzione di brani da celebri colonne sonore M. Giacchino, R. Sakamoto, E. Morricone, A. Piazzola, J. Williams, dirette da Marco Atturasul podio del Time Machine Ensemble, gruppo di giovani musicisti  in residenza al Festival Pergolesi Spontini, nato nell’estate del 2019 da una selezione dei migliori talenti italiani usciti dai conservatori, con l’obiettivo di realizzare progetti di riscoperta di grandi autori del Novecento o concept originali di spettacolo dedicati alla musica d’oggi. In vista delle celebrazioni spontiniane del 2021 per i 250 anni della nascita di Gaspare Spontini va in scena,  con il  contributo del Centro Studi per la Musica Fiamminga di Anversa,  la prima esecuzione in epoca moderna di alcune pagine inedite tratte dal melodramma buffo Il quadro parlante composto dal giovane Gaspare Spontini nel 1800 (revisione critica di Federico Agostinelli per le edizioni Fondazione Pergolesi Spontini), affiancate da letture “contemporanee” delle stesse arie commissionate al compositore Federico Gon. Il quadro parlante è uno dei quattro manoscritti autografi ritrovati recentemente nella Biblioteca del Castello d’Ursel in Hingene (Belgio) la cui valorizzazione è affidata al Centro Studi per la Musica Fiamminga del Conservatorio Reale di Anversa in collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini. La direzione è di Marco Attura sul podio del Time Machine Ensemble. Altro evento di rilievo quello del 18 settembre, con l’Orchestra barocca dell’Accademia di Sant’Uberto e l’Equipaggio della Regia Venaria – Suonatori di corno da caccia diretti da Alberto Conrado:  per la prima volta dopo il riconoscimento Unesco dell’arte musicale dei Suonatori di Corno da Caccia (attuale trompe d’Orléans in re) come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, questo strumento esce dai confini del Piemonte, territorio in cui è particolarmente diffuso e arriva a Jesi, dove è presente negli affreschi della Galleria di Palazzo Pianetti. Il concerto presenterà un excursus storico della pratica dello strumento alternato ad altri brani del repertorio barocco, che spazia dall’impiego “en plein air” per l’arte venatoria di corte all’intrattenimento e al teatro. Questi solo alcuni degli appuntamenti del Festival, cui si devono aggiungere quello con il pianista Pietro De Maria, grande interprete di Chopin, quello dedicato ai grandi violinisti itineranti nell’Europa barocca, e poi altri dedicati ai bambini e alle famiglie, al food&wine, alla danza  e al pop jazz. Il Festival si conclude con SocialOpera, spettacolo  che porta  in scena la compagnia OperaH, un gruppo di persone diversamente abili, insieme  agli studenti delle scuole cittadine per la messinscena e scenografia , e con il concerto dell’orchestra della scuola musicale Pergolesi di Jesi. 

Gli appuntamenti del Festival si intrecciano con quelli della stagione lirica, che presenta un interessante cartellone tutto incentrato sul teatro del 900, italiano e non, dedicato a Carlo Perucci,  primo direttore artistico della Stagione Lirica di Tradizione, nel centenario della nascita. Grazie al suo impegno e a quello dell’allora amministrazione comunale, il Teatro Pergolesi deve il prestigioso riconoscimento ministeriale, giunto nel 1968. Si inizia il 27 e 28 agosto con Maria de Buenos Aires, tango operita del 1968 di Astor Piazzolla, libretto di Horacio Ferrer, nel centenario della nascita del compositore. Diretta da Aldo Sisillo sul podio dell’Ensemble Teatro dell’Opera Giocosa di Savona, con la regia di Stefania Panighini e le scene di Benito Leonori, la nuova produzione è curata da Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con Teatro dell’Opera Giocosa di Savona e Ente Luglio Musicale Trapanese. Dedicata alla cantante  Milva, l’opera   narra della sfortunata María, nata “un giorno che Dio era ubriaco” in un sobborgo miserabile di Buenos Aires. Dapprima operaia, dopo essere diventata una cantante di tango, María entra in un bordello e muore ancora molto giovane.  Nel secondo atto dell’opera la protagonista  vaga sotto forma di spettro per le vie della città finché non rinasce miracolosamente con le fattezze di una bambina, chiamata a sua volta María, che potrebbe essere lei stessa in una nuova vita. Poesia, musica e danza si intrecciano in questa vicenda fantastica   di morte e rigenerazione dove il  mondo metropolitano si confonde con quello surreale. Il secondo appuntamento con il teatro, il 23 e 24 ottobre, riprende due titoli che avrebbero dovuto essere rappresentati nella scorsa stagione, interrotta per via della pandemia: La serva padrona di pergolesi e Il telefono di Menotti, operine distanti nel tempo ma accomunate dal tema dell’amore visto in prospettiva comica e attraverso un terzo incomodo, il servo muto in Pergolesi e il telefono in Menotti. Nel nuovo allestimento e nuova produzione della Fondazione Pergolesi Spontini in coproduzione con Ente Concerti “Marialisa de Carolis” Sassari, il direttore è Flavio Emilio Scogna sul podio della FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, la regia e le scene sono di Jacopo Fo. Il 30 e 31 ottobre ancora un titolo mai rappresentato prima al Teatro Pergolesi di Jesi, l’opera in un atto di Béla Bartók, Il castello del principe Barbablù, del 1918, con la direzione di Marco Alibrando e la regia di Deda Cristina Colonna, suona l’Ensemble del Teatro Coccia Novara. Nuova la produzione, in coproduzione con Fondazione Teatro Coccia di Novara. La partitura  sarà riorchestrata per un organico di 20 elementi, mantenendosi però fedele all’originale. Ispirato ad una fiaba popolare, il libretto prevede solo due personaggi, Barbablù e sua moglie Judit ed è intessuto di significati simbolici ed inquietanti: le sette porte del castello che Judit insiste ad aprire e che rappresentano la profondità della psiche umana celano realtà sconvolgenti che finiranno per annientarla. Ultimi titoli, il 20 e 21 novembre, con Il segreto di Susanna, intermezzo in un atto di Ermanno Wolf-Ferrari, su libretto di Enrico Golisciani, rappresentato per la prima volta nel 1909, in dittico con La scuola guida, idillio musicale di Nino Rota su libretto di Mario Soldati, del 1959. Gabriele Bonolis dirige il Time Machine Ensemble, la regia è di Alessio Pizzech, le scene e i costumi vincitori della I edizione del “Concorso Josef Svoboda” per scenografi e costumisti aperto agli studenti delle Accademie di Belle Arti di Macerata e Bologna. La scuola guida, nata dalla collaborazione di Rota e Soldati, che si conoscevano da molti anni avendo collaborato in vari film,   fu commissionato da Giancarlo Menotti per il Festival dei Due Mondi di Spoleto, dove fu rappresentato nel 1959 con la regia di Franco Zeffirelli. L’azione si svolge interamente all’interno di un’automobile con due soli personaggi, Lui, istruttore di guida,  e Lei.  Lei ha deciso di imparare a guidare esclusivamente per conoscere colui di cui è innamorata; durante la prima lezione di guida Lei, poco abile e per di più molto emozionata,  va a urtare contro un albero, con un’unica conseguenza piacevole che è quella di finire tra le braccia di Lui con l’epilogo dell’inevitabile bacio, che è stato definito “il più lungo bacio della storia dell’Opera”! Completano il cartellone il 7 ottobre il concerto di  Fabio Armiliato, accompagnato  dall’Orchestra Sinfonica Rossini, con musiche di musiche di Verdi, Tosti, Puccini, Piazzolla e l’appuntamento natalizio con la danza, il 18 dicembre, con Soirée Russe. Omaggio a Diaghilev e Nijinsky della Compagnia Daniele Cipriani Entertainment, ispirato alla grande stagione dei Balletti russi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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