Il figlio del suono di Barbieri
Presentato il 70° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia: dal 10 al 24 ottobre un programma visionario tra rito, avanguardia e prime assolute
25 marzo 2026 • 3 minuti di lettura
La laguna torna a risuonare con le voci più radicali e visionarie della musica contemporanea: dal 10 al 24 ottobre si tiene il 70° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia, per la seconda volta sotto la direzione artistica di Caterina Barbieri. Il tema scelto — A Child of Sound — vuole essere un manifesto estetico e umano insieme, un invito a ritrovare nell'ascolto musicale la stessa apertura incondizionata con cui un bambino incontra il mondo. «La musica è l'infanzia dello spirito», scrive Barbieri nel suo intervento programmatico: «un'esperienza che ci riconnette a uno stato primigenio di apertura, vitalità e potenza creatrice. La grazia del bambino che guarda il mondo con lo stupore del primo ascolto, rispettandone il mistero, è la stessa grazia con cui la musica sa disarmarci.» Non è nostalgia, ma rivoluzione: «Forse in questa rivelazione si racchiude anche la possibilità di una rivoluzione, fatta con la stessa serietà e devozione con cui il bambino si dedica al gioco, rompendo le regole per crearne di nuove, come l'artista che necessariamente trasgredisce le leggi del conosciuto per generare innovazione.» E ancora: «In un tempo in cui la saturazione del reale sembra renderci sempre più sordi, riaprirsi all'ascolto è vitale oggi. Il silenzio come prima condizione dell'ascolto, seme da cui germogliano tutte le melodie del possibile.»
Nel concreto, il programma assemblato da Barbieri riunisce 130 artisti per oltre 40 appuntamenti, di cui 23 novità e 18 prime assolute, attraversando secoli e continenti in un percorso che intreccia tradizione, classico e sperimentazione senza gerarchie di genere o di stile. L'apertura del festival è affidata a un «gesto poetico e urbano»: un ensemble itinerante di giovani chitarristi percorrerà calli e campi di Venezia interpretando due commissioni originali della Biennale, affidate alla compositrice danese ML Buch — voce in forte ascesa della scena elettronica — e al veneziano Gigi Masin, pioniere dell'ambient italiana, che a ottobre 2026 festeggia anche il quarantennale del suo album di culto Wind, presentato in una nuova esecuzione.
Il Leone d'oro Keiji Haino, maestro del noise giapponese e icona dell'improvvisazione radicale si esibirà in un concerto site-specific per voce e strumenti a corda e verrà presentato un documentario sulla sua carriera, mai visto al di fuori del Giappone. Il Leone d'argento, la canadese Sarah Davachi, sarà protagonista di un duplice appuntamento: un recital per organo da camera con brani dal nuovo album in via di pubblicazione e dall'album del 2024 The Head as Form'd in the Crier's Choir, e una nuova commissione per il Parco della Musica Contemporanea Ensemble, 32 strumentisti e un coro di 16 voci diretti da Tonino Battista, con la prima esecuzione mondiale di Musica per una fine di Ennio Morricone, opera inedita postuma costruita attorno a una poesia di Pier Paolo Pasolini letta dallo stesso poeta, e a pagine di Johann Sebastian Bach nell’orchestrazione di Anton Webern.
Nel vasto e articolato programma spiccano alcuni appuntamenti coerenti con il tema dell'ascolto primordiale e della musica come rito di guarigione collettiva. I Tallis Scholars, da oltre cinquant'anni interpreti del grande repertorio sacro rinascimentale, propongono Chants, un itinerario dall'Alto Medioevo di Hildegard von Bingen e Gregorio Allegri alla contemporaneità di Arvo Pärt, con una nuova commissione in prima assoluta a Kara-Lis Coverdale, pianista e organista canadese di origine estone, che sarà in festival anche con il suo ultimo album Changes in Air. L'ensemble egiziano Mazaher custodisce invece l'antichissima tradizione dello zār, rituale comunitario di guarigione tramandato dalle donne, con due concerti e un laboratorio aperto a giovani musicisti. In prima assoluta debutta anche la collaborazione transculturale tra la vocalist americana Lyra Pramuk e il percussionista iraniano Mohammad Reza Mortazavi, con il polistrumentista egiziano Islam El-Ghazouly. E l'ottantaduenne Laraaji, scoperto da Brian Eno negli anni Ottanta, porta al festival una delle sue spettacolari performance per cetra elettrica, insieme a un workshop di risata meditativa.
La chiusura è affidata all'orchestra parigina ONCEIM, che presenta nuove opere di Ellen Arkbro e una commissione originale alla stessa Caterina Barbieri (Non puoi contare l'infinito, per grande ensemble, tre voci ed elettronica), seguita dalla compositrice scozzese Clarissa Connelly con Canons per coro a cappella in prima italiana, e dall'epilogo danzante della scena Singeli di Dar es Salaam — la musica elettronica più veloce e vitale nata nei quartieri popolari della Tanzania — con Dj Travella, Pili Pili e Jay Mitta.
Il programma completo è qui