I Leoni della Biennale Musica 2026

Caterina Barbieri assegna il Leone d’Oro alla carriera al giapponese Keiji Haino e il Leone d’Argento alla canadese Sarah Davachi

SN

06 marzo 2026 • 2 minuti di lettura

Keiji Haino ( Foto Kazuyuki Funaki)
Keiji Haino ( Foto Kazuyuki Funaki)

Il Leone d’Oro alla carriera della Biennale Musica 2026 va al compositore e performer giapponese Keiji Haino, figura radicale e inclassificabile della musica di ricerca internazionale, mentre il Leone d’Argento è attribuito alla compositrice e organista canadese Sarah Davachi. La decisione è stata presa dal Consiglio di Amministrazione della La Biennale di Venezia su proposta della direttrice artistica del Settore Musica Caterina Barbieri. Secondo la motivazione ufficiale, Haino viene premiato per il suo contributo pionieristico ai linguaggi dell’improvvisazione e della sperimentazione contemporanea: in oltre cinquant’anni di attività ha sviluppato una pratica sonora libera da appartenenze stilistiche, capace di attraversare territori che vanno dal noise al free jazz, dal blues alla sperimentazione elettroacustica. Nella sua poetica la performance improvvisata diventa un atto fisico e quasi rituale, in cui il suono si manifesta come esperienza corporea, primordiale e catartica, ridefinendo i confini tra musica colta e culture underground.

Nato nel 1952 a Chiba, in Giappone, Haino si avvicina inizialmente al teatro sotto l’influenza di Antonin Artaud, ma l’incontro con la musica dei The Doors lo spinge a intraprendere un percorso radicalmente sonoro. Autodidatta, esplora una grande varietà di strumenti e tecniche, dalla chitarra alla voce, dalle percussioni alla ghironda, integrando spesso elettronica e strumenti tradizionali. Dopo gli inizi come vocalist nel gruppo Lost Aaraaf nel 1970, nel 1978 fonda la band Fushitsusha, destinata a diventare una formazione di culto nell’underground sperimentale. Dalla fine degli anni Ottanta avvia un’intensa attività internazionale, collaborando con musicisti di primo piano della scena d’avanguardia come John Zorn, Thurston Moore e Fred Frith. Con oltre duecento registrazioni e più di duemila concerti, la sua opera si distingue per il carattere irripetibile delle performance, fondate sull’interazione tra suono, corpo e spazio.

Il Leone d’Argento della Biennale Musica 2026 è assegnato a Sarah Davachi, compositrice tra le più originali della scena contemporanea, nota per una ricerca che unisce strumenti acustici, elettronica analogica e organo a canne. La motivazione sottolinea come il suo lavoro esplori con rigore le articolazioni del timbro e del tempo, spesso attraverso durate estese e sistemi di accordatura naturale che rendono percepibili minime variazioni armoniche e fenomeni psicoacustici. Nata a Calgary nel 1987, Davachi ha una formazione interdisciplinare che comprende filosofia, musica elettronica e musicologia; vive e lavora a Los Angeles e ha collaborato con importanti istituzioni e ensemble internazionali, tra cui la Los Angeles Philharmonic e la London Contemporary Orchestra. In occasione della Biennale presenterà in prima mondiale un nuovo lavoro per ensemble acustico.

I due Leoni saranno consegnati nel corso del 70° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale, in programma a Venezia dal 10 al 24 ottobre 2026. Il programma dettagliato del festival sarà reso noto il prossimo 23 marzo.