Glass dice no al Kennedy Center
Il celebre compositore cancella la prima mondiale della Sinfonia “Lincoln” in dissenso con l’attuale gestione del Centro di Arti Performative della capitale statunitense
28 gennaio 2026 • 2 minuti di lettura
“Dopo attenta riflessione, ho deciso di ritirare la mia Sinfonia n. 15 "Lincoln" dal John F. Kennedy Center for the Performing Arts. La Sinfonia n. 15 è un ritratto di Abraham Lincoln, e i valori attuali del Kennedy Center sono in diretto conflitto con il messaggio della sinfonia. Pertanto, ritengo mio dovere ritirare la prima esecuzione di questa sinfonia dal Kennedy Center sotto la sua attuale direzione.” Con queste parole il compositore Philip Glass ha annunciato il ritiro della sua Sinfonia n.15 “Lincoln” dal Kennedy Center di Washington DC attraverso un messaggio resa pubblico il 27 gennaio 2026. La prima mondiale della nuova sinfonia di Glass era annunciata il prossimo 12 giugno con la National Symphony Orchestra diretta da Karen Kamensek in un programma tutto americano che comprendeva anche il Concerto per violino di Samuel Barber e An American in Paris di George Gershwin.
Nato nel 1937, Philip Glass è uno dei compositori viventi più influenti della musica contemporanea: pioniere del minimalismo, autore di opere, colonne sonore e sinfonie che hanno ridefinito il linguaggio musicale del tardo XX secolo. Tra i suoi lavori più noti ci sono le opere Einstein on the Beach, le colonne sonore per film come Koyaanisqatsi e numerose sinfonie e concerti eseguiti da orchestre internazionali. Nel 2018 Glass ha ricevuto il Kennedy Center Honor, un riconoscimento assegnatogli dallo stesso Kennedy Center, il che rende la decisione del compositore particolarmente di impatto sul piano simbolico. La decisione riflette non solo una posizione artistica ma un atto pubblico di dissenso rispetto a ciò che considera una discrepanza etica tra contenuto artistico e contesto istituzionale.
Dall’insediamento di Donald Trump come Presidente del Consiglio di Amministrazione del Kennedy Center (ribattezzato Trump Kennedy Center) e la sostituzione dell’allora Presidente Deborah F. Rutter con il fedelissimo Richard Grenell sono state numerose le defezioni di artisti che hanno espresso riserve sulla gestione attuale, citando preoccupazioni sui valori e sulla direzione presa. L’istituzione sta infatti subendo una trasformazione fortemente politicizzata della programmazione e delle scelte manageriali, con impatto sulla fiducia del mondo artistico e sul ruolo pubblico del Centro come spazio nazionale per le arti. È di pochi giorni fa l’annuncio del soprano Renée Fleming sulla cancellazione delle sue apparizioni previste in maggio 2026 e le sue dimissioni dal ruolo di consulente del centro.