Concerti all'Opera

Roma: stagione sinfonica

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Per la prima volta il Teatro dell'Opera organizza una sua stagione sinfonica. Finora c'erano stati sporadici concerti, spesso affidati a prestigiose orchestre ospiti e talvolta all'orchestra di casa, che, uscendo dalla buca, poteva diventare protagonista e far vedere quel che vale: l'ultimo di tali concerti risale a quasi tre anni fa, sul podio Gennadij Rozdestvenskij, indimenticabile. Poi l'attività sinfonica è diventata insostenibile per le forti indennità pretese dall'orchestra, che sono state abolite dopo il duro confronto sindacale dello scorso autunno, cosicché ora si può tornare a fare concerti. Per il momento si tratta di soli sei appuntamenti, spalmati su dodici mesi, dal novembre 2015 all'ottobre 2016. Una piccola stagione, che non può né vuole essere - come ha chiarito il sovrintendente Carlo Fuortes - una tradizionale stagione di concerti e tanto meno fare concorrenza a Santa Cecilia. Ma è importante per la crescita dell'orchestra e del pubblico. A Giorgio Battistelli, uno dei due direttori artistici del teatro capitolino, è stato chiesto di elaborare un progetto sulla musica sinfonica degli ultimi tre secoli. E lui ha risposto accostando in ogni concerto un classico (un concerto per pianoforte di Beethoven o una sinfonia di Brahms), un grande del Novecento storico (Prokof'ev, Sibelius, Respighi, Bartok, Petrassi) e un contemporaneo (Casale, Xenakis, Donatoni, Rihm, Berio, Adès). Si sono così "voluti mettere in comunicazione tra loro mondi musicali diversi, per evidenziare la trasmissione del sapere musicale da un'epoca all'altra e comporre il disegno del cammino nel quale, tra continuità e discontinuità, la ricerca musicale si è svolta nell'arco di due secoli". Interpreti giovani e meno giovani, tutti al di fuori dello star system, ma di eccellente livello. Sono i direttori Dietrich Paredes, Alejo Pérez, Tito Ceccherini, Markus Stenz (nella foto), Garry Walker e Paul Daniel e i pianisti Cédric Tiberghien, François-Frédéric Guy e Sunwook Kim. Un unico appunto: gli italiani sono quasi assenti.

m.m.

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