“Cantami, o Diva!”: il programma del Festival Monteverdi di Cremona
Un fitto calendario di opere e concerti dal 7 al 21 giugno, preceduto il 28 maggio da un gala concert di Cecilia Bartoli
20 febbraio 2026 • 4 minuti di lettura
A Roma nel palazzo del Collegio Romano, ora sede del Ministero della Cultura, alla presenza del viceministro Gianmarco Mazzi e di numerosi rappresentanti politici di Cremona e dintorni, di centrodestra e centrosinistra, ma tutti entusiasti sostenitori della manifestazione, è stato presentato il Monteverdi Festival di Cremona del 2026. Si svolgerà dal 7 al 21 giugno del 2026 e sarà la quarantatreesima edizione del festival dedicato dalla città natale a questo grande protagonista della musica nel cruciale periodo di passaggio dal rinascimento al barocco. “Cantami, o Diva!” è il titolo scelto per quest’anno: “è un invito a riascoltare la musica di quegli anni lasciando emergere il punto di vista femminile”, come ha dichiarato Andrea Nocerino, già sovrintendente del festival e da quest’anno anche direttore artistico. E aggiunge: “Poppea, Teti, Didone e Teodora sono figure che incarnano il potere, il desiderio, la responsabilità e il conflitto”. Sono loro le protagoniste delle quattro opere in cartellone, una delle quali è una prima esecuzione assoluta mentre un’altra è una prima esecuzione in epoca moderna. Dunque il Monteverdi Festival 2026 è fortemente incentrato sul teatro musicale e si configura come un vero e proprio Opera Festival.
“Cantami, o Diva!” è un titolo che si attaglia perfettamente anche all’anteprima del festival, che si svolgerà il 28 maggio: sarà un concerto di gala della diva del canto barocco, ovvero Cecilia Bartoli, che “da alcuni anni esprime una forma di patronage al festival”, come dice Nocerino. Con lei saranno Les Musiciens du Prince di Monaco diretti da Gianluca Capuano. L’inaugurazione vera e propria del festival avverrà il 7 giugno con il “Vespro della Beata Vergine” di Monteverdi, che è ormai l’emblema del festival: questa volta lo dirige Leonardo Garcia Alarcòn con la Cappella Mediterranea. Da allora al 21 giugno è un fiorire di incontri su vari aspetti della musica di Monteverdi e della sua epoca, di prove aperte, di concerti, di rappresentazioni operistiche.
È impossibile elencare tutti gli appuntamenti e dobbiamo limitarci ai più importanti, come il concerto del 10 intitolato “La musica, ancella della poesia”; è una collaborazione col Conservatorio Monteverdi di Cremona e Carlo Ipata dirige Gli Animosi del Monteverdi. Il giorno dopo un concerto dedicato al grande compositore inglese John Dowland, coetaneo di Monteverdi, in occasione dei quattrocento anni dalla morte: sue musiche per voce con accompagnamento di liuto saranno cantate da Ian Bostridge, il maggior interprete attuale della musica vocale inglese antica e moderna. Il 12 Raffaele Pe e la Lira di Orfeo danno il via ad una serie di concerti intitolati “Incursioni”, che porteranno i Madrigali di Monteverdi in vari cortili e palazzi di Cremona (gli altri appuntamenti della serie sono fissati al 13, 14 e 19 giugno). Sempre il 12 il soprano Carmela Remigio (per la prima volta al festival) e il Karalis Antiqua Ensemble diretto da Federico Fiorio dedicano un concerto a Monteverdi e ad alcuni dei tanti musicisti del Seicento ancora oggi misconosciuti.
Il 13 la prima de “L’Incoronazione di Poppea” - con replica il 20 - segna un momento culminante del festival, con Benedetta Torre e Maayan Licht nei due ruoli protagonistici, la regia di Roberto Catalano e la direzione di Paul Agnew, sul podio de Les Arts Florissants. Il giorno dopo un’altra prima, ma questa volta si tratta di una prima assoluta commissionata dal festival: è “Teodora imperatrice” di Mauro Montalbetti, definita “opera in forma di mosaico” con un chiaro riferimento al celebre mosaico della basilica ravennate di San Vitale che rappresenta l’imperatrice bizantina moglie di Giustiniano.
Poi il festival prende fiato e rallenta un po’ il ritmo per tre giorni. Il 16 si svolge la prova generale aperta de “Le nozze di Teti e Peleo” di Francesco Cavalli, altro grande compositore del Seicento, di cui Monteverdi fu in un certo senso il tutore musicale (sono poi previste due recite, il 19 e il 21). Dirige Antonio Greco e firma la regia Chiara D’Anna, molto stimata all’estero ma ancora poco nota in Italia. Il 17 e il 18 si svolgono due concerti dedicati alla musica sacra del Seicento e del Settecento: il primo, intitolato “Musica per li superni Chiostri”, è diretto da Giovanni Battista Columbro con l’Orchestra Barocca di Cremona; nel secondo, intitolato “Visioni del Sacro nel barocco europeo”, Antonio Greco e Cremona Antiqua eseguono musica di Legrenzi, Alessandro Scarlatti, Bach e Händel.
Sempre il 18 il festival fa una puntata a Mantova, dove al Teatro Bibiena Michele Pasotti dirige in forma di concerto “Dido and Aeneas” di Purcell, a dimostrazione di come l’influsso di Monteverdi fosse arrivato fino in Inghilterra e perdurasse ancora cinquant’anni dopo la sua morte. Dal 19 al 21 si succedono le recite di alcune delle succitate opere di Monteverdi e Cavalli, a cui si aggiungono vari concerti, ognuno con un particolari motivo d’interesse. Il 20, in collaborazione col Festival Barocco Alessandro Stradella di Viterbo, vengono accostati Monteverdi e Stradella, due musicisti che hanno dominato rispettivamente la prima e la seconda metà del Seicento; ne sono interpreti il soprano Sonia Frigato e l’Ensemble Mare Nostrum diretto da Andrea De Carlo. All’alba del 21 concerto del liutista Roberto Cascio, con inizio alle 5.30. La sera dello stesso giorno si svolge il concerto conclusivo del festival, intitolato “Amor Tiranno. Storie d’amanti nell’Opera del Seicento”, con il contraltista Carlo Vistoli e l’ensemble Sezione Aurea diretto da Filippo Pantieri.
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