Apolide Festival cambia (nuovamente) casa

Dal 21 al 23 giugno Apolide si sposta a Ivrea (TO)

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Kin’Gongolo Kiniata
Kin’Gongolo Kiniata (foto Nizar Saleh)

Dal 21 al 23 giugno si terrà la nuova edizione di Apolide Festival: dopo gli anni trascorsi ad Alpette (TO), i nove successivi nell’Area Naturalistica Pianezze, vicino a Vialfrè (TO) e quello passato – quello del ventesimo compleanno – al Parco della Certosa di Collegno (TO), ecco che quest’anno il festival si sposta nuovamente approdando a Ivrea, sempre in provincia di Torino.

Quella di Apolide è la storia di un festival che ha rischiato di morire per colpa della burocrazia e che è riuscito a sopravvivere con gran fatica, dovendo rinunciare però al suo contesto naturalistico e accettare una nuova versione più urbana.

Quest’anno gli organizzatori sono riusciti a trovare due aree verdi – Parco Dora Baltea, dove si svolgerà quasi tutta la parte musicale e Giardini Giusiana, un’area circense nel cuore della città, a cui si aggiunge un terzo spazio, lo Zac!, il cuore pulsante degli aftershow.

Stiamo parlando quindi di un evento diffuso, con oltre 40 spettacoli tra concerti, dj set e circo contemporaneo. Il tema di quest’anno – Processo Continuo – è un inno alla filosofia che è sempre stata alla base del festival: cambiare, evolvere e crescere, individuando nuovi contesti su cui plasmarsi, mantenendo vivo l’obiettivo di creare una comunità attiva e partecipata.

Al momento ci sono ancora biglietti disponibili per il 21 – Motta, Santi Francesi, Laila Al Habash, Le Feste Antonacci, Monte Mai, Irossa, Tanz Akademie e Bioma – e per il 23 – Ex-Otago, Tre Allegri ragazzi Morti, Queen of Saba, Elasi, Uto, Spalle al Muro, Juma e Bisanzio – mentre la data del 22 è esaurita – Cosmo (quello che i francesi chiamerebbero l’enfant du pays, essendo originario di Ivrea), Dame Area, Parbleu, Kin’Gongolo Kiniata, Okgiorgio, Stasi, Ellie Cottino e Stramare.

E proprio il gruppo congolese Kin’Gongolo Kiniata potrebbe rivelarsi come la sorpresa della serata: appartenenti alla nuova generazione di musicisti di Kinshasa, i musicisti traducono la vita frenetica delle strade della capitale nella musica altrettanto frenetica ottenuta impiegando spesso oggetti riciclati, sulla scia dei mai abbastanza rimpianti Mbongwana Star. Il comunicato stampa che accompagnava il loro EP di un anno fa parlava di afro pop sperimentale con energia punk tra elettronica e ritmi congolesi, con testi in lingua ingala. Un menu interessante, non c’è che dire.

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