Willaert, una vita in musica
Allo Squero un concerto dedicato al maestro fiammingo che guidò per 35 anni la Cappella di San Marco.
02 novembre 2026 • 2 minuti di lettura
Trentacinque anni alla guida della Cappella di San Marco, dal 1527 fino alla morte, nel 1562: pochi compositori del Cinquecento possono vantare una carriera veneziana tanto lunga e influente quanto quella di Adrian Willaert (1490-1562). Musicista fiammingo trapiantato in Italia, fu uno dei principali artefici della scuola veneziana e formò una generazione di compositori destinati a raccoglierne l'eredità, da Cipriano de Rore a Gioseffo Zarlino. A questa straordinaria longevità artistica è dedicato il concerto che i Seminari di Musica Antica della Fondazione Giorgio Cini propongono il 5 novembre, alle ore 18, all'Auditorium Lo Squero, sull'Isola di San Giorgio Maggiore.
L'appuntamento conclude un ciclo di masterclass e conferenze al quale partecipano sette giovani musicisti, selezionati attraverso un bando internazionale e provenienti da Svizzera, Francia, Germania, Italia e Spagna. A guidarli è Lisandro Abadie, baritono svizzero-argentino e docente alla Schola Cantorum di Basilea, con la collaborazione della musicologa Katelijne Schiltz dell'Università di Regensburg. Il programma accosta alcuni madrigali della Musica nova, raccolta pubblicata a Venezia nel 1559 ma circolante già da tempo in forma manoscritta, a due pagine di polifonia liturgica: i Kyrie delle messe Mente tota e Mittit ad Virginem.
Il confronto fra questi ultimi è particolarmente significativo. Il primo, composto agli inizi della carriera di Willaert, conserva un'impostazione ancora legata alla tradizione tardogotica: quattro voci seguono rigorosamente la medesima melodia canonica, mentre le altre due intervengono con figurazioni più libere. Nel Kyrie della seconda messa, risalente agli ultimi anni di vita del compositore, il principio imitativo si trasforma invece in un gioco assai più mobile, nel quale tutte e sei le voci si scambiano motivi e variazioni. Due modi di intendere la polifonia che, come osserva Pedro Memelsdorff, direttore dei Seminari, sembrano quasi separati da una distanza stilistica paragonabile a quella che divide Ockeghem da Lasso.
I madrigali della Musica nova, tutti su testi di Petrarca, permettono invece di osservare la particolare attenzione riservata da Willaert alla parola poetica: prosodia, ritmo e disegno contrappuntistico concorrono a rendere intelligibile e musicalmente espressiva la trama del testo. Un dialogo fra musica e poesia che testimonia anche la fortuna di Petrarca presso i compositori dell'area padana e veneziana.
L'iniziativa si inserisce nel percorso multidisciplinare sulla longevità promosso dalla Fondazione Giorgio Cini. Non soltanto, dunque, la lunga vita di un compositore e la durata della sua influenza, ma anche la possibilità di misurare, attraverso le sue opere, quanto possa cambiare un linguaggio musicale nell'arco di una sola carriera. Non a caso il commediografo veneziano Andrea Calmo associava ironicamente la fortuna di Willaert all'aurum potabile, il leggendario elisir della longevità.