Davvero un “Signor Donizetti”, dall’arte di Camarena e Frizza!

Con l’antologia Signor Gaetano i due massimi interpreti odierni del Bergamasco ci offrono una lezione di stile d’altissima caratura

Javier Camarena (foto Clarissa Lapolla)
Javier Camarena (foto Clarissa Lapolla)
Disco
classica
Javier Camarena, tenore – Orchestra Gli Originali, Riccardo Frizza, direttore
Signor Gaetano
Pentatone
2022

Pur essendo uno dei più raffinati esponenti del Belcanto italiano, il tenore messicano Javier Camarena ha inspiegabilmente trovato sempre poca attenzione fra i teatri italiani, quando avrebbe invece potuto essere una presenza importante al Rossini Opera Festival e in altre produzioni rossiniane distribuite sulla Penisola nell’ultimo ventennio. A dire il vero, il suo autore di riferimento è dichiaratamente Gaetano Donizetti, nel cui nome Camarena ha compiuto i passi più importanti della ormai lunga carriera, ed è dunque una fortuna che da qualche tempo proprio il festival Donizetti Opera di Bergamo si sia affidato a lui per importanti produzioni (L’elisir d’amore nel 2021, La Favorite nel 2022).

Il CD Signor Gaetano prodotto dall’etichetta olandese Pentatone è un frutto diretto di tale collaborazione: registrato nell’agosto 2021 al Teatro Donizetti di Bergamo, sotto la direzione del direttore musicale del festival alla guida della sua orchestra Gli Originali, inanella nove arie donizettiane per tenore, vuoi serie, comiche o sentimentali, dalla più nota in assoluto («Una furtiva lagrima» dell’Elisir d’amore) a vere rarità (da Il giovedì grasso e Rosmonda d’Inghilterra), attraverso titoli più o meno oggetto di qualche attenzione durante gli ultimi anni (Betly, Maria de Rudenz, Marino Faliero, Caterina Cornaro, ma pure Roberto Devereux e Don Pasquale).

Grazie anche a una resa del suono pulitissima, tecnicamente impeccabile, cui non siamo più abituati dopo anni di produzioni discografiche provenienti perlopiù da esecuzioni live, l’ascolto di questi 76 minuti di musica provoca un piacere sommo. Se i teatri sono ormai pieni di tenori che “forzano” e “strillano” anche quando cantano Rossini e Bellini, troviamo qui la più assoluta naturalezza dell’emissione vocale, con il controllo totale di ogni nota (grave, centrale, acuta o acutissima che sia), cosa che consente all’interprete di impegnarsi in non occasionali smorzature e di giocare fra la voce piena ed emissioni cosiddette “miste”, in cui il profumo del suono falsettato spunta di quando in quando a dare un tocco di morbidezza in più o una varietà di colore. Si aggiunga la dizione che più chiara e scandita non potrebbe essere (ma senza mai esagerazione o meccanicità), il fraseggio vario, la pertinenza stilistica.

Dire oggi che Riccardo Frizza è l’accompagnatore più adatto per una tale operazione artistica – prima ancora che discografica – sarebbe un truismo; l’impiego dell’orchestra Gli Originali appositamente creata al servizio del festival bergamasco attribuisce in più quel colore e quella morbidezza strumentale che supponiamo pertinenti all’epoca donizettiana e che altri festival storici continuano a disdegnare, ma che si fa particolarmente evidente nel suono “riscoperto” dei fiati: sentite, ad esempio, il fagotto che introduce la «Furtiva lagrima», quasi un altro suono rispetto a quello che abbiamo nelle orecchie da sempre.

Semmai, arrivati a questo livello di consapevolezza stilistica, stupisce che non si sia fatto un ulteriore passo quasi dovuto, col rendere ad esempio proprio la presenza della «Furtiva lagrima» meno ovvia e inutile in questo programma di rarità, tentandone parche variazioni melodiche per la seconda strofa (come Donizetti stesso abbozzò in una carta volante) o seducenti fluttuazioni di tempo negli arpeggi d’accompagnamento (come Frizza è pur abituato a inserirne altrove, fin nel Verdi della Traviata). E quanto alla pertinenza stilistica assoluta, ottimi i tanti Do e Re acuti nell’aria da Marino Faliero scritta per Rubini; ma perché interpolare al termine della sezione lenta una cadenza sillabica (roba da secondo Ottocento), quando Donizetti la scrive esplicitamente tutta vocalizzata? Ci aspetteremmo ciò da un baritono qualunque che canta l’aria del Trovatore, non da un Camarena (e da un Frizza) portavoce del più puro stile donizettiano...

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