Si celebrano a Mantova i 400 anni di Orfeo, nella suggestiva cornice del Bibiena, con un cast formato dai vincitori del Concorso Internazionale di Canto per i ruoli dell'Orfeo, indetto dall'Istituto Internazionale per l'Opera e la Poesia, selezionati da una giuria presieduta da Raina Kabaiwanska. Spettacolo agile nella conduzione semiscenica e con una buona resa musicale.

Indovinato allestimento di Hugo de Hana, che sul piano scenografico, incornicia la vicenda del libretto di Romani, in un vortice di immagini proiettate sullo sfondo, tra selve, dirupi, fogliami, luci e colori cangianti. Attenta la conduzione di Fournillier. Strepitosa la performance di Iva Mei nel ruolo della protagonista.

Impianto registico e scenografico di ispirazione 'popolare' che si rifà al teatro dei pupi, da cui proviene il regista alla sua prima esperienza alla regia d'opera. Buona le resa musicale della direzione di Hamar così come la giovane compagnia di canto.

Scenografie essenziali, scelte registiche raffinate e di notevole efficacia teatrale, con soluzioni e trovate non invadenti rispetto alle dinamiche drammaturgiche. Buona e salda la direzione di Lu Jia. efficace e dinamica compagnia di canto. Anfiteatro al completo.

Interessante impianto registico di carattere minimalista, con particolari scelte cromatiche. Direzione musicale senza carattere e tempi molto lenti. Buona la compagnia di canto.

Allestimemto riuscito con un efficace ed intelligente impianto registico e scenografico di Pier Luigi Pizzi. Buona anche la resa musicale del cast vocale e della conduzione attenta di Armiliato.
Successo di pubblico

Impianto registico tradizionale, senza particolari idee forti, con grandi affollamenti nel primo atto. Energica direzione di Oren con un'ottima prova della Cedolins e di una buona compagnia di canto.

Deludente Norma. Non convincente e incongruente la trasposizione registica in un 800 napoleonico, tutta tesa a mettere in risalto effetti di tipo pittorico. Non convincente anche sul piano musicale con una prestazione scadente della compagnia di canto ed una direzione poco efficace.

La conduzione della regia da parte di Saverio Marconi, agile e ben calibrata nei movimenti, si è venuta caratterizzando per un certo suo certo garbo e come rispettosa ripresa di uno spirito equilibrato e lontano da eccessi che era proprio di Wolf-Ferrari. Uno spettacolo che tuttavia ci è parso debole, nel rispetto di questo gusto...

Spettacolo caratterizzato da intenzioni registiche e scenografiche costellate di elementi simbolici. Ma prevale in definitiva una spettacolarità tipicamente areniana, molto colorata e popolata. Direzione d'orchestra non particolarmente incisiva. Convincenti le prestazioni di Cura (Calaf) e della Carosi (Liù), tenuta vocale non sempre controllata della Casolla in Turandot. Buona la resa del coro.

spettacolo nel complesso mediocre ma dignitoso, con alterni risultati sul piano della resa musicale.